Sui preziosi di Dresda solo qualche traccia nel dark web

Germania

Due anni fa, nella notte del 25 novembre 2019, una banda arabo-libanese (ora dietro alle sbarre), mise in atto uno dei colpi più clamorosi del dopoguerra - Gli ultimi sviluppi sulla clamorosa rapina del Grünes Gewölbe

Sui preziosi di Dresda solo qualche traccia nel dark web
Agenti di polizia davanti alla sede del museo del castello di Dresda.  ©Reuters/Matthias Rietsche

Sui preziosi di Dresda solo qualche traccia nel dark web

Agenti di polizia davanti alla sede del museo del castello di Dresda.  ©Reuters/Matthias Rietsche

Sono passati due anni e ancora, a Dresda, si brancola nel buio o quasi. L’incredibile colpo nella sala del Grünes Gewölbe (le Volte verdi) del castello della Città sassone nella notte del 25 novembre 2019 – tre parure di diamanti, brillanti e gemme preziose del 1700 dal valore inestimabile - passerà alla storia come uno dei furti più clamorosi messi a segno dal dopoguerra in Europa. Un crimine, pur con più di qualche distinguo, che è da catalogare insieme ad altri colpi «storici» di livello internazionale, come la rapina al treno Glasgow-Londra nel 1963, che fruttò 2,6 milioni di sterline dell’epoca (oltre 3,2 milioni di franchi) ai quindici malviventi che ne furono protagonisti e il cui bottino, in gran parte, si volatilizzò.

In tempi più recenti, per avvicinarci alle nostre latitudini, può essere azzardato un altro confronto con la rapina alla Posta di Fraumünster (Canton Zurigo) nel 1997, che alla spregiudicata banda di dilettanti entrata in azione permise di sottrarre 53 milioni di franchi in biglietti di grossa taglia. Anche in quel caso, almeno la metà della somma sottratta, non fu mai ritrovata. Le tre rapine, oltre al clamore mediatico sollevato e allo stupore per l’«impresa», hanno un altro denominatore comune: tutti o quasi tutti i rapinatori, nel corso degli anni, sono stati consegnati alla giustizia. Uno dopo l’altro, chi prima e chi dopo.

Fini menti criminali che hanno organizzato e messo in atto un piano diabolico – grazie a una serie di complici al di sopra di ogni sospetto - per sottrarre valori di lusso inestimabili, come quelli, appunto, nel castello di Dresda. Una collezione dal valore stimato in oltre 113 milioni di euro (almeno 113.800.000) e sulla cui destinazione l’inchiesta non ha ancora permesso di fare sufficiente luce. Alcuni preziosi dei complessivi 21 pezzi con incastonati più di 4.300 diamanti singoli - sarebbero stato individuato in vendita sul dark web. Ciò che è riuscito però agli inquirenti ancora prima della fine dell’anno scorso, è, come detto, di arrestare sei giovani tra i 22 e i 27 anni appartenenti al clan arabo-libanese dei Rammo - tutti di cittadinanza tedesca - su cui erano rapidamente caduti i sospetti, nel quartiere berlinese di Neukölln, grazie alle prove raccolte dagli impianti di sicurezza del castello di Dresda. E, pare, ad una serie di testimonianze anonime che hanno fatto scattare le manette. Le pene per questi criminali potrebbero variare da 10 a 15 anni di carcere (è stato per esempio accertato che al momento di commettere il colpo alcuni membri della banda erano armati). Alcuni di loro sono già stati condannati, ma la polizia sta cercando altri quattro basisti che avrebbero lavorato dietro alle quinte per mesi per facilitare l’incredibile rapina. La vicenda, dunque, è ben lontana dall’essere archiviata.

La dinamica del colpo è degna di un thriller da Oscar. I ladri che puntavano alla collezione dei sovrani tedeschi hanno agito di notte, soffiando i preziosi quasi sotto agli occhi delle guardie in forze al castello, a pochi passi dalla sala delle Volte verdi. Si sa che la centralina dell’impianto di sorveglianza è stata incendiata dai malviventi, che sarebbero fuggiti da Dresda a Berlino a bordo di un taxi. Non si sa però – tuttora - dove si trovino i preziosi sottratti, salvo l’«Aquila bianca» (medaglia a forma di stella) e il «Bianco sassone» (un diamante da 50 carati) inghiottiti, come detto, dagli squallidi bassifondi della rete, pronti ad essere venduti. La Procura di Dresda è alla spasmodica ricerca dei pezzi mancanti. La speranza è che un altro miracolo permetta di ricomporre tutto il mosaico.

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