Test per chi rientra da Spagna, Grecia, Malta e Croazia

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La nuova ordinanza firmata dal ministro Roberto Speranza per contenere i contagi - Vietato l’ingresso a chi rientra dalla Colombia - Il Governo chiede anche una stretta sulle discoteche e non esclude il coprifuoco

Test per chi rientra da Spagna, Grecia, Malta e Croazia
© EPA/Matteo Corner

Test per chi rientra da Spagna, Grecia, Malta e Croazia

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Nuove regole in Italia per tentare di scongiurare una seconda ondata di contagi da coronavirus. La nuova ordinanza firmata ieri dal ministro dalla Salute Roberto Speranza prevede l’obbligo di effettuare un tampone entro 48 ore dal ritorno da Paesi a rischio come Spagna, Grecia, Malta e Croazia.

Divieto di ingresso per chi arriva dalla Colombia

Disposto anche il divieto di ingresso e transito dalla Colombia. Dal 9 luglio, ricordiamo, era già stato vietato di entrare nella Penisola a chi era stato in Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kosovo, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Montenegro, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana. Chi proviene dagli Stati Uniti è obbligato a mettersi in quarantena mentre chi arriva da Bulgaria e Romania deve essere sottoposto a tampone. L’UE due giorni fa ha chiesto ai Governi di applicare «misure coordinate per i divieti».

Chiesta una stretta sulle discoteche

Il Governo ha anche chiesto ai governatori regionali una stretta sulle discoteche, ma le Regioni possono decidere in autonomia e soltanto in alcune zone sono scattate restrizioni. Se i contagi dovessero continuare a salire, l’Esecutivo potrebbe anche decidere di firmare un’ordinanza che dispone la chiusura dei locali.

L’ipotesi del coprifuoco

Se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare, inoltre, il Governo non esclude la reintroduzione dell’obbligo di mascherina all’aperto. Addirittura, si prospetta il contingentamento per accedere ad alcune aree, e nel peggiore dei casi, potrebbe scattare una sorta di coprifuoco con il divieto di stare all’aperto dopo una certa ora.

«Piano pandemico vecchio, potevamo risparmiare 10 mila vite»

Intanto, nella Penisola arriva anche l’accusa al Governo da parte di un ex generale, che punta il dito contro i piani pandemici. «È dal 2013 che gli Stati europei, e quindi l’Italia, sono giuridicamente vincolati a mantenere costantemente aggiornata la pianificazione pandemica in aderenza alle linee guida dell’OMS e del Centro europeo per il controllo delle malattie. Il piano pandemico nazionale italiano invece non è mai stato costantemente aggiornato a partire dal 2010, o forse anche da prima», ha spiegato al Giornale di Brescia Pier Paolo Lunelli, generale dell’Esercito, già Comandante della Scuola per la difesa Nucleare, batteriologica e chimica, e che ha contribuito a scrivere i protocolli anti-pandemici per diversi Stati europei.

«Avremmo potuto ragionevolmente risparmiare oltre diecimila vite umane», ha scritto in riferimento all’emergenza coronavirus. «L’Italia possiede un piano nazionale obsoleto, inadeguato e incoerente sia con le linee guida della commissione europea del novembre 2005 e del gennaio 2009 sia con le decisioni del Parlamento europeo del 2013, sia con le linee guida dell’OMS nel maggio 2017, gennaio 2018, marzo 2018, giugno 2018 e settembre 2018, sia con quella del Centro europeo di prevenzione delle malattie del novembre 2017».

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