Tra gli eroi del London Bridge c’è anche un assassino

Attacco

Mentre in Gran Bretagna monta la polemica sulla scarcerazione anticipata del killer, si scopre che una delle persone intervenute per fermare l’aggressore è appena uscita dopo 15 anni di carcere per l’omicidio di una ragazza

Tra gli eroi del London Bridge c’è anche un assassino
©AP/Alberto Pezzali

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(Aggiornato alle 12.26) - Diverse persone sono intervenute ieri per fermare il 28.enne Usman Khan, l’attentatore che ha ucciso un uomo e una donna sul London Bridge prima di essere a sua volta ucciso dalla polizia. Tra queste, figura anche James Ford, anche lui, come Khan in libertà vigilata e non per un motivo da poco.

Il tragico episodio del London Bridge contiene infatti una storia nella storia. James Ford, il 42.enne che ieri si è buttato addosso a Khan per fermarlo cercando così di salvare la vita di una donna, è stato incarcerato a vita per la morte di una ragazza. A rivelarlo è il «Mail online»: nell’aprile del 2004 Ford è stato infatti condannato per l’omicidio di Amanda Champion, strangolata e sgozzata, ad una pena di un minimo di 15 anni. Il suo corpo fu trovato abbandonato su un mucchio di rifiuti vicino alla sua abitazione di Ashford, nel Kent, nel luglio precedente. Amanda aveva 21 anni, ma un’età mentale di 15.

Malgrado la reazione eroica, per i parenti della sua vittima (che solo ieri hanno saputo fosse uscito di prigione in libertà vigilata), Ford continua ad essere un assassino. L’uomo non ha tra l’altro mai fornito spiegazioni per l’atroce gesto compiuto 15 anni fa.

Una città transennata

Mentre Scotland Yard avverte che le indagini proseguono, restano intanto chiusi al traffico gli accessi al ponte teatro dell’attacco. Gli investigatori nelle ultime ore sono entrati in azione nello Staffordshire, dove Khan risiedeva, per alcune perquisizioni. Ma al momento ritengono che l’uomo abbia agito da solo e non stanno cercando «attivamente» altri sospetti. Un nuovo appello è stato peraltro rivolto a testimoni e persone informate a farsi vivi.

Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, di origini pachistane come Usman, ha rinnovato da parte sua la ferma condanna dell’attacco, confermando un pattugliamento rafforzato in città a tutela della sicurezza pubblica. Si è intanto appreso che i due morti - di cui non è ancora stata diffusa l’identità - sono un uomo e una donna, mentre i tre feriti, tuttora ricoverati in ospedale, sono due donne e un uomo.

Il dibattito sulla scarcerazione

Intanto monta la polemica sulla scarcerazione anticipata dell’ex detenuto che ieri ha seminato il terrore con indosso un finto giubbotto esplosivo e armato di un coltello. Khan, residente nello Staffordshire, in Inghilterra, ma di origini pachistane, avrebbe dovuto scontare una pena di 16 anni - e un minimo di 8 effettivi - secondo una condanna inflittagli nel 2012 per aver fatto parte di un gruppetto ispirato ad al Qaida che progettava un attentato contro la Borsa di Londra.

Ma era stato rimesso in libertà condizionata nel dicembre 2018, dopo neppure 7 anni, tanto da poter partecipare ieri a una conferenza sulla riabilitazione dei detenuti nella sala in cui ha scatenato l’attacco, poi proseguito sul ponte.

Il premier Boris Johnson stanotte ha invocato il rispetto della certezza della pena per i reati gravi, mentre l’ex capo dell’antiterrorismo britannica, Chris Phillips, ha accusato il sistema giudiziario di «giocare alla roulette russa» con la sicurezza dei cittadini.

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