Tre giornaliste tv si dimettono: «Scusate, abbiamo mentito»

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Dopo l’abbattimento dell’aereo ucraino la cui responsabilità era stata in un primo momento negata da parte del regime di Teheran, nel Paese sembra essere in corso una sorta di «crisi di coscienza» fra i reporter

Tre giornaliste tv si dimettono: «Scusate, abbiamo mentito»
La giornalista Gelare Jabbari. © Instagram

Tre giornaliste tv si dimettono: «Scusate, abbiamo mentito»

La giornalista Gelare Jabbari. © Instagram

Subito dopo gli attacchi iraniani alle basi USA avevano riferito la notizia di 80 soldati americani morti. Poi, per giorni, hanno continuato a ripetere che l’aereo ucraino partito da Teheran era precipitato per problemi tecnici. Entrambe le notizie, come poi si è saputo, si sono rivelate false. Così, tre giornaliste iraniane hanno scelto di dimettersi.

La giornalista Gelare Jabbari ha scelto Instagram: «Scusatemi, ho mentito per 13 anni». Una collega, Zahra Khatami ha prima ringraziato «grazie per avermi accettata come anchor fino a oggi», poi l’addio: «Non tornerò mai più in tv. Perdonatemi». La sua collega della rete pubblica iraniana Irib, Saba Rad, ha fatto altrettanto: «Grazie per il sostegno in tutti questi anni di carriera. Annuncio che dopo 21 anni di lavoro in radio e tv non posso continuare a lavorare nei media. Non posso».

All’indomani dall’abbattimento dell’aereo ucraino la cui responsabilità era stata in un primo momento negata da parte del regime di Teheran, in Iran sembra essere in corso una sorta di «crisi di coscienza» fra i giornalisti, scrive il Guardian. Una crisi - prosegue il quotidiano britannico - che ha portato anche alcune delle agenzie di stampa considerate più vicine al regime, a dar conto delle proteste di piazza o almeno a cominciare a menzionare ipotesi su un potenziale insabbiamento.

Intanto l’Associazione dei Giornalisti Iraniani di base a Teheran - aggiunge il Guardian - ha diffuso un comunicato in cui sottolinea come il paese stia assistendo al «funerale della fiducia pubblica» che sta danneggiando la già traballante reputazione dei media ufficiali in Iran.

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