«Troppo incentrato sulla forza l’intervento militare francese nel Sahel»

L’intervista

L’esperto di Africa occidentale Bernardo Venturi ci spiega i retroscena del vertice tra Macron e i presidenti del G5

 «Troppo incentrato sulla forza l’intervento militare francese nel Sahel»
Emmanuel Macron con i presidenti di Mali, Burkina Faso, Niger, Mauritania e Ciad nel corso del summit tenutosi lunedì 13 gennaio a Pau (Francia). ©EPA/REGIS DUVIGNAU /POOL MAXPPP OUT

«Troppo incentrato sulla forza l’intervento militare francese nel Sahel»

Emmanuel Macron con i presidenti di Mali, Burkina Faso, Niger, Mauritania e Ciad nel corso del summit tenutosi lunedì 13 gennaio a Pau (Francia). ©EPA/REGIS DUVIGNAU /POOL MAXPPP OUT

Il presidente Emmanuel Macron si è riunito ieri a Pau (in Francia) con i capi di Stato dei Paesi del G5 Sahel (Ciad, Niger, Burkina Faso, Mali e Mauritania) per rilanciare la lotta all’estremismo islamico nell’Africa occidentale. La missione militare francese nella regione è iniziata nel 2014, ma per ora i risultati raggiunti sono deludenti. Bernardo Venturi, responsabile di ricerca dell’IAI di Roma, ci spiega perché.

I 4.500 soldati francesi impegnati nel Sahel dal 2014 nell’operazione antiterrorismo che coinvolge cinque Paesi della regione (il G5) non ha permesso di bloccare gli assalti dei gruppi jihadisti a civili e anche alle forze armate locali, ultimo in ordine di tempo quello avvenuto la scorsa settimana in Niger. Quali sono le cause di tale fallimento?

«I dati mostrano come la violenza...

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