Troppo odio sui social: anche i media lasciano Facebook

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Il caso del Giornale di Brescia, che ha scelto di mettere in lockdown la propria pagina per non propagare un virus, quello delle fake news, che ha nella «sezione commenti» il suo ospite preferito: «Troppe parole in libertà, troppi insulti, troppo astio»

Troppo odio sui social: anche i media lasciano Facebook
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Insulti, razzismo, astio. I social, per citare Enrico Mentana, da noi intervistato per l’election day statunitense, sono diventati «corrosivi». Luoghi dove lo spazio dei commenti si è trasformato da ambiente di dibattito in ring da pugilato, dove le scazzottate verbali volano e spesso sono incontrollabili. Non una novità, certo, ma questo vento d’odio, che da anni soffia con raffiche più o meno forti, sembra ora essersi trasformato in un vero e proprio uragano. E se è difficile dire cosa ci sia nell’occhio del ciclone, il luogo di relativa calma, è invece molto più semplice capire chi si trovi nell’anello più prossimo al centro, quello dove la tempesta è più forte: l’informazione, quella verificata. Tanto che i giornali stanno avendo il loro bel daffare a combattere il virus delle «fake news», le quali si diffondono, ironia della sorte (o degli algoritmi Facebook), più rapidamente tanto più le discussioni nella «sezione commenti» sono accese.

Già, perché la visibilità ottenuta dal post finisce spesso per essere riversata non nella notizia verificabile proposta dai media, ma in un riflesso deformato di essa, un’immagine «corrotta» dalle opinioni ed i punti di vista di chi, più o meno coscientemente, veicola l’opinione pubblica verso posizioni d’odio.

Molti giornali si trovano dunque a dover combattere una guerra contro una mostruosa idra le cui teste, i commenti d’astio, ricrescono dopo essere tagliate (censurate), continuamente rigenerate da bot o profili «fake».

Uscire dall’uragano richiede coraggio

Vittima di questo meccanismo perverso è stato il «Giornale di Brescia», il quale ha deciso di abbandonare la donchisciottesca battaglia. Ieri il quotidiano ha infatti annunciato che bloccherà gli aggiornamenti della propria pagina Facebook: si tratta di un vero e proprio «lockdown» contro il «virus di maleparole che non informano ma demoliscono, che non vogliono costruire nulla, tantomeno consapevolezza, e che mirano solo a delegittimare, seminare odio, rancore, razzismo». Una mossa decisamente coraggiosa, dato che i social rappresentano una grande cassa di risonanza: nel caso specifico, si parla di una perdita del «16% del traffico totale del sito». E mentre i media di tutto il mondo si improvvisano cacciatori di tornado come i protagonisti del film «Twister», il «Giornale di Brescia» ha preso una decisione che va controcorrente, dicendo «no» all’idea di «diventare una piattaforma di lancio di chi sfrutta questo tipo di dinamiche - quelle della visibilità Facebook - alimentando scontri e tensioni, oltre che una vera e propria campagna di disinformazione spacciata per sedicente controinformazione». Un fenomeno aumentato durante la seconda ondata di COVID-19.

Quello del quotidiano italiano è un messaggio che ci sentiamo di condividere: che l’informazione alla quale tutti abbiamo diritto non diventi l’ombra di se stessa, grottescamente deformata dall’uragano di «odio social».

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