«Trump è una minaccia»: i repubblicani cacciano Liz Cheney

Stati Uniti

La deputata al Congresso è stata liquidata dai suoi colleghi e clamorosamente rimossa dal suo incarico per aver osato criticare The Donald

«Trump è una minaccia»: i repubblicani cacciano Liz Cheney
© AP/Manuel Balce Ceneta

«Trump è una minaccia»: i repubblicani cacciano Liz Cheney

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«Un vecchio detto sui leader dice: se nessuno ti segue più devi solo alzare i tacchi. Liz,... tu adesso devi solo alzare i tacchi!».

Parole crude, dure, quelle con cui Liz Cheney, deputata repubblicana al Congresso americano, è stata liquidata dai suoi colleghi, clamorosamente rimossa dal suo incarico per aver osato criticare Donald Trump ed aver definito «falsa» la tesi dell’ex presidente di elezioni presidenziali rubate dai democratici e da Joe Biden.

«Un attacco inquietante per il solo fatto di dire la verità», il lapidario commento della Casa Bianca.

Figlia 54enne di Dick Cheney, ex vicepresidente di George W. Bush, Liz fino a poche ore fa era la numero tre del partito repubblicano alla Camera, presidente della conferenza dei deputati del Grand Old Party.

La sua cacciata rischia di innescare una guerra senza precedenti tra i repubblicani, con oltre cento esponenti già pronti ad andarsene per la propria strada agitando lo spettro di una scissione. Anche perché la vicenda di Cheney ha assunto i contorni di una vera e propria purga, orchestrata dagli alleati di Trump (in testa il leader di minoranza alla Camera Kevin McCathy) che puntano ad assicurarsi il controllo del partito in Congresso e non solo, in vista delle elezioni di metà mandato del prossimo anno e di quelle presidenziali del 2024.

Nella drammatica riunione a porte chiuse che ha decretato la sua estromissione, Cheney ha ribadito senza se e senza ma la sua posizione, spiegando che non si può tacere sul rischio di un partito repubblicano sempre più ostaggio di Trump: «Oggi siamo di fronte a una minaccia per l’America mai vista prima. Un ex presidente che ha provocato un violento attacco al Congresso sta di nuovo portando avanti in maniera aggressiva gli sforzi per convincere gli americani che le elezioni gli sono state rubate».

Nonostante i buuu e i fischi che le sono piombati addosso, Liz è riuscita quindi a concludere il suo intervento con un verso della Bibbia: «La verità vi renderà liberi».

Qualche osservatore ha parlato senza mezzi termini di metodi squadristi, e i toni dell’esultanza di Trump per il risultato ottenuto non sono da meno: «Liz è una leader mediocre, una persona senza personalità, è un essere umano rancoroso e orribile, un male per il nostro Paese», ha scritto il tycoon sulla sua nuova piattaforma social che scimmiotta Twitter.

L’ex presidente l’ha definita anche «guerrafondaia», con riferimento alle posizioni spesso da ‘falco’ di Cheney e forse anche alle responsabilità del padre per la guerra in Iraq.

Intanto pronta a rimpiazzarla c’è già un’alleata di ferro di Trump, la giovane deputata Elise Stefanik, 36 anni, che dopo l’endorsement ricevuto dall’ex presidente si è candidata formalmente all’incarico promettendo «disciplina e unità». Se verrà eletta (risultato che a questo punto appare scontato) la leadership repubblicana della Camera sarà interamente nelle mani di rappresentanti del Congresso che a gennaio hanno votato contro la certificazione della vittoria di Biden.

«Farò qualunque cosa è nelle mie possibilità per evitare che l’ex presidente Donald Trump possa di nuovo avvicinarsi allo Studio Ovale», la sfida ora lanciata da Liz Cheney, che ha assicurato come intenda «guidare questa battaglia per creare un partito repubblicano più forte in un futuro senza Trump».

Anche se ora la resa dei conti tra repubblicani passa al Senato, dove sulla lunga ‘black list’ di Trump ci sono tutti quelli che a suo modo di vedere lo hanno tradito, in primis i senatori come Mitt Romney che hanno votato per il suo impeachment. In cima alla lista però c’è il nome più importante: quello del leader della minoranza Mitch McConnell.

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