«Trump si salverà, ma l’impeachment va fatto»

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Secondo Joe Biden, è improbabile che 17 senatori repubblicani votino per la condanna del loro ex presidente, ma le conseguenze sarebbero peggiori se il processo non si svolgesse

«Trump si salverà, ma l’impeachment va fatto»
© AP/Alex Brandon

«Trump si salverà, ma l’impeachment va fatto»

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Joe Biden pensa che il processo di impeachment a Donald Trump «vada fatto» e, pur ammettendo che potrebbe ritardare l’attuazione della sua agenda e la conferma dei suoi membri del governo in Senato, ritiene che gli effetti sarebbero «peggiori» se non si svolgesse. Ma, commentando per la prima volta il processo con la CNN, non si fa illusioni e prevede che non ci saranno 17 senatori repubblicani che voteranno per la condanna del loro ex presidente: «Il Senato è cambiato da quando c’ero io, ma non così tanto», ha spiegato Biden poche ore prima di firmare nuovi ordini esecutivi per l’equità e la giustizia razziali, una delle promesse della sua campagna elettorale e una delle sfide maggiori che lo attendono.

«L’America non è mai stata all’altezza della sua promessa fondamentale di eguaglianza per tutti ma non ha mai cessato di provarci», ha osservato prima di firmare vari decreti, illustrati alla stampa dalla sua consigliera per le politiche domestiche Susan Rice. I provvedimenti affrontano tre emergenze. La prima è la riforma della polizia dopo l’ondata di proteste per l’uccisione di George Floyd e di altri afroamericani da parte di agenti, con la creazione di una commissione ad hoc e il divieto di trasferire equipaggiamento militare ai dipartimenti locali. La seconda è la riforma del sistema penitenziario, con il miglioramento delle condizioni dei detenuti e lo stop a nuovi contratti con le carceri private. La terza è quella delle case per i più poveri, promuovendo politiche non discriminatorie nell’edilizia popolare. Biden, che oggi ha incassato la conferma al Senato del segretario di Stato Antony Blinken, intende inoltre riaprire i termini per l’Obamacare nell’emergenza della pandemia.

Al centro del dibattito politico resta però il processo a Trump, dopo che nella notte i ‘manager’ dell’impeachment hanno consegnato al Senato l’articolo con l’accusa di aver istigato l’assalto al Congresso, ricordando che l’ex presidente resta «una minaccia per la democrazia». Ora la palla passa alla Camera alta, dove i senatori hanno giurato come giudici del processo, che inizierà il 9 febbraio in un nuovo clima di tensione, tra minacce a parlamentari e 5000 riservisti della Guardia nazionale rimasti a difesa di Capitol Hill contro altri attacchi.

Le prime schermaglie procedurali sono già iniziate: il senatore repubblicano libertario Rand Paul ha annunciato su Twitter che obbligherà «a votare se il Senato può processare un privato cittadino», qual è ora Trump dopo aver lasciato la Casa Bianca. Improbabile un voto immediato ma la questione della costituzionalità di un processo d’impeachment ad un presidente già decaduto si riproporrà nel dibattimento, offrendo ai repubblicani un’eventuale exit strategy per non entrare nel merito della condotta di Trump. Paul ha sollevato anche un’altra obiezione, ossia che a presiedere il processo sia non il presidente della Corte suprema ma il senatore democratico Patrick Leahy, 80 anni, presidente pro tempore (in pratica il vicepresidente, ndr) del Senato. Ma a definire tempi e regole del processo saranno i leader dei due partiti, Chuck Schumer e Mitch McConnell, dopo che quest’ultimo ha ceduto le redini al collega della nuova maggioranza accontentandosi della promessa di due senatori democratici di non abolire il ‘filibustering’, ossia l’ostruzionismo.

Trump, che fatica a mettere insieme un collegio di difesa raccogliendo tanti rifiuti, lancia intanto il suo messaggio (intimidatorio) ai repubblicani in vista dell’impeachment, trasformandolo in una prova di fedeltà per il futuro. Brian Jack, collaboratore dell’ex presidente, ha assicurato che non ha alcun piano per fondare un altro partito e vuole invece mantenere la sua impronta sul Grand Old Party. «Trump voleva far sapere a me e a pochi altri che non sta iniziando a creare un terzo partito e che qualunque cosa farà politicamente in futuro sarà come repubblicano», ha confermato il senatore Kevin Cramer, sottolineando che «il partito repubblicano è ancora in gran parte a suo favore». Come confermano anche i sondaggi.

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