Trump torna in campo in Iowa, trampolino per la Casa Bianca

Stati Uniti

Si tratta dello Stato che tradizionalmente lancia le primarie e che di solito incorona il futuro commander in chief

Trump torna in campo in Iowa, trampolino per la Casa Bianca
© AP/Ben Gray

Trump torna in campo in Iowa, trampolino per la Casa Bianca

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Donald Trump torna in campo nel weekend con uno dei suoi comizi «Save America» a Des Moines, Iowa, lo Stato che tradizionalmente lancia le primarie per la corsa alla Casa Bianca e che di solito incorona il futuro commander in chief.

Una mossa che alimenta ulteriormente l’ipotesi che sia intenzionato a ricandidarsi nel 2024, come sta ventilando nelle ultime settimane con dichiarazioni allusive. «Se dovessi propormi, molti fra i possibili candidati repubblicani abbandonerebbero la corsa, incluso il governatore della Florida Ron DeSantis» (uno dei suoi delfini) e «comunque batterei chiunque», ha detto pochi giorni fa in una intervista. Una prospettiva del genere rischia di congelare il campo dei potenziali aspiranti presidenziali del Grand Old Party, da DeSantis ai governatori del Texas e del South Dakota, Greg Abbot e Kristi Noem, dall’ex vicepresidente Mike Pence all’ex segretario di stato Mike Pompeo, sino all’ex ambasciatrice all’Onu Nikki Haley e ai senatori Tom Cotton, Marco Rubio, Ted Cruz. Il tycoon si fa forte anche dei recenti sondaggi. Come quello del Des Moines Register, che gli attribuisce un indice di gradimento più alto di quando ha lasciato la Casa Bianca: il 53% degli abitanti dell’Iowa ha una visione favorevole dell’ex presidente (il 45% sfavorevole).

Ma su di lui incombe ancora l’ombra dell’inchiesta della Camera sull’assalto al Congresso da parte dei suoi fan, nonostante l’assoluzione nel secondo processo di impeachment grazie al quasi unanime sostegno dei repubblicani. Una indagine che sta portando ad una resa dei conti con Joe Biden. Trump ha invocato infatti il privilegio esecutivo che protegge le comunicazioni presidenziali per impedire le deposizioni dei suoi ex collaboratori e l’acquisizione di documenti. Ma Biden ha dato disco verde alle carte chieste dalla commissione parlamentare agli archivi nazionali, ritenendo che «il privilegio esecutivo non debba essere usato per nascondere al Congresso e all’opinione pubblica informazioni che riflettono un chiaro ed evidente tentativo di sovvertire la costituzione», come ha scritto l’avvocato della Casa Bianca. Trump ha chiesto anche di non testimoniare a tre suoi ex collaboratori già convocati. L’ex stratega Steve Bannon ha obbedito, ma ora rischia di essere denunciato per oltraggio al Congresso, mentre l’ex chief of staff Mark Meadow, il suo ex ‘guru’ social Dan Scavo e l’ex dirigente del Pentagono Kash Patel hanno già preso contatti con la commissione.

Dalle indagini congressuali intanto spuntano altri dettagli compromettenti, come le ripetute pressioni sui vertici del ministero della Giustizia per ribaltare i risultati delle presidenziali. O le perdite (non dichiarate) per 70 milioni di dollari, nei quattro anni della sua presidenza, del suo hotel a Washington.

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