Ufficiale: Londra somministra la terza dose agli over 50

Pandemia

L’agenzia del farmaco britannica: «Nel Regno Unito 112.000 morti e 24 milioni di contagi evitati grazie ai vaccini»

 Ufficiale: Londra somministra la terza dose agli over 50
©EPA/JAMES ROSS

Ufficiale: Londra somministra la terza dose agli over 50

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Via libera ufficiale dai consulenti medico-scientifici del governo di Boris Johnson alla somministrazione nei prossimi mesi di una terza dose di vaccino anti-COVID per tutti gli over 50 del Regno Unito. Lo hanno annunciato a Downing Street Jonathan Van-Tam, deputy chief medical officer dell’Inghilterra, e la responsabile dell’agenzia del farmaco britannica (Mhra), June Raine.

Van-Tam ha definito «incredibile» il successo garantito finora dai vaccini, con una stima di 112.000 morti e 24 milioni di contagi evitati nel Regno. Ma ha avvertito che la pandemia non è ancora finita e che potranno esserci fasi «accidentate» nell’inverno.

Il richiamo, che scatterà 6 mesi dopo la seconda dose, sarà fatto preferibilmente con il vaccino Pfizer, ma è stato autorizzato pure con Moderna, ha precisato June Raine. Verrà offerto prioritariamente ai più anziani e vulnerabili (vaccinati prima anche con le dosi iniziali) per essere poi esteso a tutte le persone residenti sull’isola dai 50 anni in su; a coloro che hanno patologie pregresse fra i 16 e i 49 anni; a tutti gli operatori «di prima linea» del servizio sanitario e della case di riposo; a coloro che - a prescindere dall’età - convivono con familiari immunodepressi.

A precisare le indicazioni di priorità è stato il professor Wei Shen Lim, del Committee on Vaccination and Immunisation britannico (Jcvi), pure presente al briefing tecnico che precede di alcune ore quello affidato al premier Boris Johnson per un’illustrazione delle linee generali dei piani invernali anti-COVID.

Il professor Van-Tam ha da parte sua esaltato il programma vaccinale condotto finora dal Regno Unito come uno di quelli di «maggior successo al mondo», elencando le stime sui casi e i decessi che si calcola siano stati evitati; non senza ribadire tuttavia come il Paese e il resto del pianeta siano ancora «in una fase pandemica attiva». Una situazione di fronte alla quale «il mantra rimane quello di stare un guardia» in vista di un inverno che potrà essere «a tratti accidentato» anche a causa dell’incrocio «altamente probabile» fra i contagi da COVID e quelli legati «ad altre infezioni respiratorie» di carattere stagionale.

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