Un passaporto vaccinale per viaggiare in Europa

DOMANDE E RISPOSTE

La proposta lanciata dal premier greco verrà discussa oggi dal Consiglio europeo - Il documento pensato in chiave turistica solleva diversi interrogativi etici e scientifici - Parigi e Berlino frenano - Von der Leyen: «Un importante requisito medico»

 Un passaporto vaccinale per viaggiare in Europa
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Un passaporto vaccinale per viaggiare in Europa

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Entra nel vivo a Bruxelles il dibattito sul passaporto vaccinale europeo. Proposto dalla Grecia, il documento suscita la riluttanza di alcuni Paesi. Quali ripercussioni per la Svizzera?

1) Cos’è il passaporto vaccinale o passaporto verde?

Chiamato anche «certificato sanitario digitale», il passaporto vaccinale è un documento che attesterebbe l’avvenuta somministrazione del vaccino anti-COVID. Permetterebbe, a coloro che lo detengono, di viaggiare liberamente all’estero, di andare al ristorante o al cinema.

2) Perché questo documento fa tanto discutere?

In Svizzera, come nella maggior parte dei Paesi europei, l’introduzione di un passaporto vaccinale solleva diversi interrogativi etici e scientifici. In primo luogo, perché creerebbe una frattura profonda, a livello di società, tra coloro che dispongono di questo documento e coloro che invece hanno preferito non vaccinarsi. Ricordiamo che in Svizzera non sussiste l’obbligo di vaccinazione e che nonostante la percentuale di coloro che sono disposti a farsi vaccinare sia in netto aumento, secondo l’ultimo sondaggio della SSR (realizzato tra l’8 e l’11 gennaio) ancora il 24 % delle persone interpellate non vuole assolutamente farsi vaccinare. A questa valutazione politica se ne aggiungono altre di carattere scientifico. In particolare, a oggi non è ancora stato chiarito quanto duri la protezione del vaccino e se una persona vaccinata possa essere portatrice del virus in maniera asintomatica.

3) La discussione in Europa a che punto è?

Al momento nessun Paese europeo ha implementato il passaporto vaccinale. «La libera circolazione delle persone non dovrebbe essere condizionata da un documento simile», avevano argomentato Francia, Germania e Olanda durante la seduta della Commissione europea dell’11 dicembre. A Bruxelles però la discussione è ufficialmente entrata nel vivo settimana scorsa, dopo che il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha lanciato la proposta di un «certificato europeo per gli immunizzati» con l’obiettivo di rilanciare il turismo europeo in ginocchio a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia. L’iniziativa – che verrà discussa domani durante la seduta del Consiglio europeo - ha già ottenuto il favore della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen e quello del presidente del Consiglio europeo Charles Michel. «È un tema delicato ma va affrontato. E credo che ci stiano pensando anche fuori dall’Unione», ha commentato Michel. Una dichiarazione di apertura che ricalca le parole della presidente Von der Leyen: «Penso sia importante avere un requisito medico che dimostri che le persone siano state vaccinate. È una decisione politica e giuridica che dovrebbe essere affrontata».

4) Ci sono altri esempi che vanno in questa direzione?

Come riportato dal Telegraph, anche ai cittadini britannici che si sottoporranno alla profilassi verrà offerto - a titolo sperimentale per un mese - il certificato vaccinale. Il documento verrà rilasciato sotto forma di app e potrà essere utilizzato come attestato sanitario. Stesso discorso in Israele, dove l’iniziativa è stata presentata dal ministro della salute già a inizio mese. Qui l’esibizione del certificato vaccinale o di un test PCR negativo eseguito nelle 72 ore precedenti consentono l’accesso a luoghi pubblici, come cinema, teatri e i ristoranti. Per quanto riguarda invece le iniziative private, va menzionata la scelta della compagnia aerea australiana Qantas di richiedere il documento per i viaggiatori internazionali che arrivano in Australia, nel momento in cui il vaccino sarà disponibile per il grande pubblico.

5) Qual è la posizione ufficiale dell’OMS?

Venerdì scorso l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha preso ufficialmente posizione raccomandando «di non introdurre requisiti di prova della vaccinazione o immunità per i viaggi internazionali». Questo in quanto «vi sono ancora incognite critiche sull’efficacia della vaccinazione nel ridurre la trasmissione» e per «la disponibilità ancora limitata di vaccini».

6) In Svizzera la discussione come è stata impostata?

A lanciare il dibattito in Svizzera sono stati gli organizzatori di grandi eventi, secondo i quali un certificato di vaccinazione permetterebbe di pianificare con maggiore certezza le grandi manifestazioni nei prossimi mesi e anni. «La vaccinazione potrebbe un giorno essere una delle tante misure per partecipare a un evento», aveva dichiarato durante le festività natalizie il direttore dell’Associazione svizzera dei promotori musicali (SMPA) - l’organizzazione professionale elvetica che raggruppa gli organizzatori di concerti, spettacoli e festival musicali nella Confederazione - Stefan Breitenmoser, al SonntagsBlick.

7) Le autorità svizzere si sono pronunciate sul tema?

Alle dichiarazioni di Breitenmoser sono seguite le riflessioni di numerosi giuristi. «In ambito privato ognuno è libero di decidere con chi vuole concludere un contratto», indicava al domenicale l’avvocato Ingrid Ryser, a nome dell’Ufficio federale di giustizia (UFG) e dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). In linea di principio, quindi, «non è escluso che persone vaccinate e non vaccinate possano essere trattate in modo diverso a livello giuridico». Secondo Ryser, tuttavia, è assolutamente prematuro dare delle risposte su un eventuale trattamento differenziato tra persone vaccinate e non vaccinate.

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