Una ticinese in Bolivia: «Si può uscire una sola volta a settimana»

La testimonianza

La cooperante di Cureglia Lisa Macconi racconta le pesanti restrizioni adottate dal Governo contro la diffusione del virus - I casi ufficializzati risultano ancora molto contenuti ma la situazione potrebbe essere più grave - Intanto però la reazione popolare è esemplare

Una ticinese in Bolivia: «Si può uscire una sola volta a settimana»
Lisa Macconi ritratta a Cochabamba prima del lockdown, quando la città pulsava ancora.

Una ticinese in Bolivia: «Si può uscire una sola volta a settimana»

Lisa Macconi ritratta a Cochabamba prima del lockdown, quando la città pulsava ancora.

Una ticinese in Bolivia: «Si può uscire una sola volta a settimana»
Lisa al lavoro prima dell’emergenza.

Una ticinese in Bolivia: «Si può uscire una sola volta a settimana»

Lisa al lavoro prima dell’emergenza.

Una ticinese in Bolivia: «Si può uscire una sola volta a settimana»
Sensibilizzazione sul tema della COVID-19.

Una ticinese in Bolivia: «Si può uscire una sola volta a settimana»

Sensibilizzazione sul tema della COVID-19.

Una ticinese in Bolivia: «Si può uscire una sola volta a settimana»
Cochabamba in un’immagine tratta da Wikipedia. (es.wikipedia.org)

Una ticinese in Bolivia: «Si può uscire una sola volta a settimana»

Cochabamba in un’immagine tratta da Wikipedia. (es.wikipedia.org)

Polizia e militari a presidiare le strade, possibilità di uscire solo una volta a settimana tra le 7 e le 12 ed esclusivamente per fare la spesa, tutto chiuso a parte i supermercati e i mercati rionali dove la maggior parte della popolazione si approvvigiona, un decreto speciale contro le notizie che potrebbero suscitare il panico in ambito sanitario. Le misure adottate in Bolivia per limitare la diffusione della COVID-19 e gestire le sue conseguenze sono estremamente rigorose. «E sono state introdotte già a metà marzo quando i decessi causati dal virus si contavano sulle dita di una mano» racconta telefonicamente al CdT la ticinese Lisa Macconi, 38.enne originaria di Cureglia, dall’estate del 2018 attiva come cooperante per la ONG svizzera Comundo nella città di Cochabamba, oltre un milione di abitanti contando anche la periferia, a 2.500 metri di altitudine. «Inizialmente le misure sembravano assurde ma in effetti hanno avuto un senso» aggiunge. La controversa presidente a interim Jeanine Áñez, succeduta lo scorso autunno all’altrettanto discusso Evo Morales oggi in esilio, non ha dunque usato le mezze misure. «È in piena campagna e non può permettersi un disastro, cerca di rassicurare la popolazione mostrando che la situazione non è grave e ha militarizzato la società» spiega Lisa ricordando che le elezioni presidenziali previste il 3 maggio andranno probabilmente all’autunno.

Come diversi altri paesi dell’emisfero sud del mondo ad eccezione forse del solo Brasile con i suoi quasi 3.000 morti, la Bolivia parrebbe essere stata sinora risparmiata da pesanti conseguenze. I casi di contagio registrati dalla banca dati della Johns Hopkins University a oggi, 23 aprile, sono 672, con «soli» 40 decessi. Pochi, considerando che si tratta di un paese di 11 milioni di abitanti. Secondo la nostra intervistata sono però cifre probabilmente al ribasso, visto che i tamponi verrebbero effettuati praticamente solo ai ricoverati. Ma come detto lo Stato non prende sottogamba la questione, anzi, anche perché contenere la diffusione del virus è inevitabile in considerazione di un sistema sanitario che la cooperante ticinese non esitata a giudicare disastroso: a inizio emergenza di parlava di poche decine di posti letto intensivi nell’intera nazione... Un’istantanea, quella che giunge da queste Paese, che può inquietare pensando all’intera America latina e anche all’Africa, di cui si è fatto poco riferimento nelle cronache del coronavirus.

Lisa al lavoro prima dell’emergenza.
Lisa al lavoro prima dell’emergenza.

«Siamo comunque privilegiati»
La vita, come per buona parte della popolazione mondiale, è cambiata drasticamente anche qui. E pure per Lisa Macconi, laureata in scienze sociali a Losanna, che si trova già alla seconda esperienza nel Paese sudamericano. È attiva presso la fondazione locale «Estrellas en la calle» in un progetto triennale mirato alla promozione e al rafforzamento dei diritti delle donne, lavorando in particolare con persone in situazione di strada. Una missione portata avanti nel quadro dell’impegno di Comundo, la principale organizzazione svizzera di cooperazione allo sviluppo attraverso l’interscambio di persone, attiva in otto Paesi con un centinaio di professionisti. Con Lisa c’è anche il suo compagno Alex Brandino, di Ivrea (Piemonte), anche lui classe 1982, che la accompagna sul posto ed è attivo come volontario per la comunicazione nella stessa fondazione e per il resto aiuta un amico nell’ambito di un tour operator. Ma la vita, dicevamo, è cambiata... «Siamo rinchiusi in casa da oramai un mese anche se onestamente dobbiamo dire che siamo dei privilegiati» racconta Lisa Macconi. Comundo è vicina ai suoi cooperanti, che vivono decisamente meglio rispetto alla popolazione locale: «Devo riconoscere che non ci manca nulla, abbiamo sempre da mangiare, uno stipendio, una copertura sanitaria e pure una connessione Internet funzionante, che qui non è la regola». Manca però un po’ la vita di tutti giorni, la vita di prima dell’emergenza. «Il mio lavoro mi porta anche nei quartieri meno raccomandabili, a contatto con situazioni estreme, motivo per cui l’assenza di adrenalina comincia a farsi sentire, così come emerge la frustrazione per non poter essere d’aiuto quanto prima».

La città di Cochabamba prima e durante il lockdown.
La città di Cochabamba prima e durante il lockdown.

Turismo in ginocchio
Intanto Lisa e Alex hanno quasi adottato alcuni cani che bazzicano la stessa strada, pensano positivo e ragionano giorno per giorno. «Anche qui non possiamo fare previsioni sul futuro» afferma Lisa. Alcuni cooperanti di Comundo sono rientrati in Svizzera, si pensi a coloro che fanno parte delle cosiddette categorie a rischio. Loro non hanno invece nemmeno considerato un rientro: «Sinceramente non lo abbiamo pensato perché comunque qui la situazione è meno grave che in Europa, e in ogni modo pur essendo isolati possiamo continuare a fornire il nostro apporto». Lisa, pur non potendo avere quelli che prima dell’emergenza erano i quotidiani contatti con la gente del posto, lavora dietro le quinte, rendendosi così utile in mansioni di coordinamento. Alex da parte sua è più fermo, lavorando per il turismo che si è completamente bloccato: abitualmente accompagnava i visitatori della Bolivia, Paese che secondo lui ha un potenziale enorme in questo settore, per la ricchissima biodiversità che offre la sua natura così come per l’incredibile conservazione delle tradizioni locali. «Tuttavia purtroppo ora si stima che il coronavirus cancellerà circa 100.000 posti di lavoro in questo ambito a causa dell’attuale blocco dell’intera attività, con ostelli, ristoranti e musei tutti fermi» precisa Alex.

«Un’occasione per cambiare»
Al netto dell’incertezza che in questi tempi di crisi globale pare oramai accomunare Nord e Sud appiattendo in un certo senso le disuguaglianze, Lisa e Alex rimangono comunque fiduciosi. «Come detto viviamo alla giornata, che è poi l’unica maniera di affrontare una situazione simile». Ma c’è anche del positivo all’orizzonte, forse. «Questa crisi inaspettata potrebbe insegnarci a essere più flessibili». Prendendo magari insegnamento proprio dagli abitanti di Cochabamba e dai boliviani in generale, così bravi ad adattarsi alle nuove situazioni: «Da un giorno all’altro i venditori del vicino mercato rionale si sono lanciati nel commercio di disinfettanti e mascherine» osserva Lisa. «Più in generale credo che la situazione potrebbe insegnarci a cambiare la prospettiva individuale delle cose così da contribuire a cambiare radicalmente la collettività» aggiunge Lisa Macconi. Insomma: «Ognuno potrebbe finalmente guardare dentro se stesso e fare un piccolo passo verso una situazione personale diversa, magari più felice perché più vicina alle proprie inclinazioni».

Alex Brandino (di Ivrea in Piemonte) e Lisa Macconi (ticinese di Cureglia) per tre anni in Bolivia.
Alex Brandino (di Ivrea in Piemonte) e Lisa Macconi (ticinese di Cureglia) per tre anni in Bolivia.
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