«Vaccinare gli insegnanti? Non è una priorità»

Pandemia

Secondo esperti britannici, non ci sono «evidenze scientifiche forti» sulla necessità di immunizzare i docenti, anche nello scenario di riapertura delle scuole nel Regno Unito

 «Vaccinare gli insegnanti? Non è una priorità»
©AP Photo/Kirsty Wigglesworth

«Vaccinare gli insegnanti? Non è una priorità»

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Non ci sono «evidenze scientifiche forti» sulla necessità di vaccinare contro il coronavirus - fra le categorie prioritarie - gli insegnanti, in particolare sotto i 50 anni di età, anche nello scenario di riapertura delle scuole previsto nel Regno Unito per l’8 marzo dopo oltre due mesi di lockdown.

Lo ha affermato oggi in un’audizione di fronte a una commissione parlamentare a Westminster, il professor Anthony Harnden, docente di pediatria all’università di Oxford e vicepresidente del Joint Committee on Vaccination and Immunisation britannico, organismo scientifico consultivo chiamato ad affiancare il governo di Boris Johnson in materia di vaccini.

«La realtà è che esistono altri gruppi di lavoratori mediamente più a rischio di contagio degli insegnanti», ha detto l’accademico, rimettendo «alla politica» le decisioni finali sulla campagna vaccinale (che nel Regno prosegue a ritmo accelerato, con oltre 18,5 milioni di dosi già somministrate a ieri), ma difendendo le indicazioni date finora che non comprendono al momento come prioritario il personale scolastico, salvo età avanzata o condizioni mediche particolari.

Indicazioni che nel Regno hanno privilegiato per una prima fase 9 fasce d’età e categorie, partendo dagli ultraottantenni e poi giù fino agli ultracinquantenni, nonché da ospiti e personale di tutte le case di risposo e da medici, infermieri, addetti ai servizi di emergenza. La copertura di queste fasce almeno con una prima dose dovrebbe del resto completarsi verso fine aprile alla velocità attuale, per lasciare poi spazio a una somministrazione allargata a tutta la popolazione adulta over 18 entro il 31 luglio.

Harnden ha peraltro ipotizzato che bambini e ragazzi possano pure essere inseriti in un prossimo futuro nelle liste, laddove dati scientifici più approfonditi confermino i segnali iniziali secondo cui i vaccini anti-COVID in uso si stanno rivelando efficaci non solo - come appare ormai evidente - per prevenire il contagio personale in forma grave del virus, ma anche la trasmissione a terzi: fenomeno, quest’ultimo, che coinvolge in modo più diffuso i giovanissimi, spesso asintomatici.

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