Vaccini, l’Austria detta un’altra via

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Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e la premier danese Mette Frederiksen saranno domani in Israele per fissare una partnership - Il Governo di Vienna ha giudicato troppo lenti i ritmi dell’Agenzia europea per i medicinali nell’approvare i prodotti e cerca quindi percorsi più rapidi

Vaccini, l’Austria detta un’altra via

Vaccini, l’Austria detta un’altra via

L’Austria non ci sta. «L’EMA è troppo lenta», tuona Sebastian Kurz. Il cancelliere, da Vienna, si dice stufo di aspettare vaccini che tardano ad arrivare. Ma non è solo, non è il solo. Come l’Austria, anche la Danimarca sta cercando vie alternative nella corsa alla profilassi di massa. E Israele resta in questo momento, per molti, un riferimento.

Qual è stata la mossa di Sebastian Kurz?
Il cancelliere austriaco lo ha detto a chiare lettere: «L’Austria in futuro non farà più affidamento sull’Unione Europea». Si riferisce evidentemente all’approvvigionamento di vaccini contro il coronavirus. Kurz ha anche annunciato un’alleanza con Israele, con un orizzonte di medio termine. «Produrremo dosi di vaccino di seconda generazione per ulteriori mutazioni del coronavirus e lavoreremo insieme alla ricerca di opzioni di trattamento». L’attacco di Kurz è diretto all’EMA, l’Agenzia europea per i medicinali, da lui definita «troppo lenta» nell’approvare i vaccini. E poi, ha aggiunto, «ci sono rallentamenti nelle consegne da parte delle aziende farmaceutiche».

Ma l’Austria si sta muovendo da sola?
No, l’Austria non è affatto sola. Si sta muovendo in questo caso con la Danimarca. Lo stesso Kurz e la premier danese Mette Frederiksen si recheranno assieme in Israele domani, 4 marzo. A confermarlo è stato il ministro degli esteri israeliano. Kurz e Frederiksen incontreranno il primo ministro Benyamin Netanyahu proprio per lanciare una cooperazione sull’acquisizione e lo sviluppo di vaccini anti-COVID. In sostanza, attraverso questa partnership, l’obiettivo è riuscire a ospitare centri di produzione delle aziende farmaceutiche Pfizer e Moderna. Così facendo, i due Paesi si garantirebbero un enorme vantaggio in termini di fornitura di vaccini, un enorme vantaggio in particolare rispetto ai ritmi, giudicati più blandi, dell’UE.

Sono i primi Paesi «dissidenti» rispetto all’UE?
I Governi di Vienna e Copenaghen si accodano a quelli di altri Stati europei. Basti pensare all’Ungheria, che ha introdotto nella sua campagna di profilassi anche i prodotti russi e - primo Stato membro dell’UE - cinesi. Lo stesso primo ministro ungherese Viktor Orban ha ricevuto domenica un’iniezione del vaccino cinese Sinopharm. Va ricordato che l’EMA non ha autorizzato né il cinese Sinopharm né il russo Sputnik V. Per quest’ultimo si è già mossa anche la Slovacchia, acquistandone due milioni di dosi. E Repubblica Ceca e Polonia stanno bussando agli stessi portoni.

Parlando di Austria e Danimarca, si è tornati a citare l’espressione «First Mover». Ma di cosa si tratta?
Stiamo parlando di un gruppo di Stati - formatosi su iniziativa dello stesso Kurz nel corso della primavera 2020 - che hanno deciso di unirsi nel tentativo di rispondere il più rapidamente possibile alla pandemia. Ne fanno parte Austria e Danimarca, con Grecia e Repubblica Ceca. E poi, oltre i limiti dell’UE, si sono aggiunti Norvegia, Israele e persino Singapore, Australia e Nuova Zelanda. Insomma, un gruppo che non ha una logica geopolitica né economica. Potremmo parlare di affinità elettive, oppure di una reazione comune di stizza di fronte ai ritmi delle più longeve istituzioni internazionali, dalla stessa UE all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Kurz, in un’intervista rilasciata mesi fa, aveva sottolineato: «Non si tratta di una competizione con le organizzazioni internazionali. Ma al di là di queste grandi e necessarie strutture, è buona cosa avere rapporti più diretti con differenti Stati, più lontani, come per esempio per noi l’Australia». Austria e Danimarca, già a inizio aprile 2020, erano stati i primi - «first», già - Paesi dell’UE ad annunciare allentamenti ai rispettivi lockdown.

Come ha reagito l’Unione europea di fronte all’azione dei due Stati membri?
Un portavoce della Commissione europea ha affermato: «Gli Stati membri hanno sempre avuto la possibilità di chiudere contratti con compagnie che non rientrano nella strategia dell’UE. Il coronavirus colpisce tutto il mondo, le lezioni che possiamo imparare da approcci diversi, da diverse parti del mondo, sono sempre ben accolte, poiché ci possono rafforzare». E poi: «La strategia messa in atto relativamente ai vaccini produrrà un miliardo e mezzo di dosi, e contiamo di vaccinare il 70% di europei per l’estate 2021. Sappiamo che ci sono Stati interessati a vaccini al di fuori del portafoglio UE. Noi, attraverso i controlli dell’EMA, abbiamo sempre insistito sulla sicurezza».

Abbiamo parlato di Sinopharm e Sputnik. Ma questi prodotti sono efficaci?
Lo stesso portavoce europeo ha sottolineato come non per forza i prodotti non ancora autorizzati dall’EMA siano da considerarsi non sicuri, o poco efficaci. L’agenzia europea non ha in effetti ancora concesso il via libera né al vaccino russo né a quello cinese. Sinopharm lo scorso 30 dicembre aveva dal canto suo annunciato un’efficacia del proprio prodotto al 79%. Lo Sputnik V viaggia attorno al 92%, appena sotto quindi ai vaccini (a mRNA, non vettoriali) prodotti da Pfizer/BioNTech e Moderna.

Intanto l’Africa accoglie le scorte COVAX

Nelle varie infografiche relative alla diffusione dei vaccini, noterete come - salvo poche eccezioni - l’Africa risulti una sorta di territorio vergine, o giù di lì. Ma qualcosa si muove. E partiamo da una delle eccezioni di cui sopra, ovvero il Marocco. Stando ai dati forniti dalle autorità sanitarie del Paese maghrebino, già 3.600.000 persone hanno ricevuto almeno una dose del vaccino. Stiamo quindi parlando del 9,75% della popolazione, un dato che fa del Marocco un Paese degno della top ten mondiale in fatto di efficienza. Due le fonti. Da una parte il prodotto della cinese Sinopharm, dall’altra - attraverso l’India - quello di AstraZeneca. Stando all’organizzazione sanitaria Amref, al primo marzo l’Africa conta 3.872.085 di contagi e 103.712 decessi legati alla COVID-19. Le morti per COVID-19 in Africa sono aumentate del 40% nell’ultimo mese. Sono infatti stati segnalati 22.300 decessi in Africa negli ultimi 28 giorni, rispetto a quasi 16.000 decessi nei 28 giorni precedenti. Insomma, la necessità dei vaccini si fa impellente. L’OMS auspica di vaccinare il 3% degli africani entro marzo 2021 e il 20% entro la fine dell’anno. Tra i 47 Paesi che afferiscono alla regione africana dell’OMS, solo un quarto ha piani adeguati a risorse e finanziamenti. L’OMS punta quindi tutto su Covax, che ha accordi per sostenere 92 Paesi a basso e medio reddito, più della metà dei quali si trovano proprio in Africa. E Covax ha finalmente raggiunto in questi giorni il continente africano. Dapprima il Ghana - primo vaccino per il presidente Nana Akufo-Addo in diretta televisiva -, poi Costa d’Avorio e presto Nigeria. Il Ghana ha ricevuto 600 mila dosi del prodotto di AstraZeneca, la Costa d’Avorio 504.000. La strada è ancora lunga, verso l’obiettivo fissato da Covax - due miliardi di dosi entro la fine dell’anno -, ma i primi passi rappresentano comunque una impagabile speranza.

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