Varata una legge per punire la Cina sulla questione degli Uiguri

Stati Uniti

La Camera del Congresso americano ha approvato a larghissima maggioranza un testo di legge relativo ai trattamenti riservati alla minoranza musulmana nella regione dello Xinjiang

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(Aggiornato alle 18.53) Sonoro schiaffo alla Cina da parte del Congresso americano. Alla vigilia del summit per la democrazia e la difesa dei diritti umani convocato da Joe Biden, la Camera ha approvato a stragrande maggioranza una serie di misure tese a punire Pechino per quella che viene definita «la brutale repressione» del popolo uiguro e di altre minoranze musulmane.

Sale così la tensione dopo il boicottaggio diplomatico dei Giochi invernali del 2022 deciso dalla Casa Bianca e la mossa di Biden di invitare Taiwan al vertice da cui invece è stato escluso Xi.

La legge bipartisan approvata nell’aula della Camera con un solo voto contrario riecheggia quella già passata tempo fa al Senato. Prevede il divieto di importare dalla regione dello Xinjiang i prodotti frutto del lavoro forzato delle minoranze detenute nei cosiddetti campi di rieducazione.

In pratica ogni azienda che fa affari in quell’area dovrà fornire all’amministrazione americana «prove chiare e convincenti» che nella produzione dei beni importati non siano stati coinvolti i detenuti perseguitati per la loro etnia e per la loro fede religiosa.

Il Dipartimento di Stato è quindi chiamato a stilare una lista nera delle società che violano queste norme e delle entità che collaborano col governo cinese alla persecuzione degli uiguri e di altre minoranze musulmane.

Si chiede inoltre all’amministrazione di determinare se il trattamento di queste minoranze possa essere considerato «un crimine contro l’umanità o un genocidio», e al presidente Biden di sollecitare un’indagine delle Nazioni Unite.

A nulla, scrive Axios, è valsa l’azione di lobby condotta dalle multinazionali che hanno forti interessi nello Xinjiang, come Coca Cola e Nike, che avrebbero fatto di tutto per frenare la legge. Senza contare che dalla regione degli uiguri proviene circa il 50% della produzione mondiale della principale materia prima per la costruzione di pannelli solari.

«Se non denunciassimo la violazione dei diritti umani in Cina per motivi economici e commerciali saremmo destinati a perdere ogni autorità morale nel parlare di protezione dei diritti umani ovunque nel mondo», ha sottolineato la speaker della Camera Nancy Pelosi.

Pechino è furiosa: «in nome dei cosiddetti diritti umani gli Stati Uniti hanno violato i principi dell’Organizzazione mondiale del commercio e distrutto gli assetti commerciali globali, peggiorando ulteriormente le catene di approvvigionamento», ha commentato il portavoce del ministero del commercio cinese Gao Feng aggiungendo che «siamo di fronte ad una mossa che ostacola la ripresa economica mondiale».

Intanto un tribunale informale con base nel Regno Unito, The Uyghur Tribunal, ha stabilito che la Cina è di certo responsabile di genocidio nei confronto del popolo degli uiguri, parlando anche di misure volte al controllo delle nascite e alla sterilizzazione.

E a raccontare la vita e le torture subite nei campi di detenzione e lavoro forzato dello Xinjiang è un ex detenuto kazako che era stato arrestato per la sola colpa di aver scaricato WhatsApp sul suo telefono. «Mani e piedi legati con catene da 7 chili l’una per oltre tre mesi», ricorda Erbakit Otarbay in un’intervista alla Bbc.

«Una volta sono stato punito per aver detto di avere fame. Un’altra volta sono stato costretto a rimanere seduto su quella che era chiamata ‘la sedia della tigre’ per 15 giorni. Quando non riuscivamo più a restare in quella posizione - prosegue - venivamo picchiati con manganelli e colpiti con dei teaser».

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