Via libera all’aumento della produzione di petrolio

TENSIONI

Il cartello dei paesi produttori aumenta la produzione di 400.000 barili al giorno dal mese di agosto, soddisfacendo almeno in parte le richieste di Abu Dhabi

Via libera all’aumento della produzione di petrolio
© AP Photo/Eric Gay

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I maggiori paesi produttori di petrolio raggiungono un accordo per l’aumento della produzione. L’intesa all’Opec+ mette fine a due settimane di scontro fra gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita, ed è destinata ad alleviare le possibili tensioni sui mercati per le forniture in seguito all’allentamento delle restrizioni per la pandemia.

Il cartello dei paesi produttori aumenta la produzione di 400.000 barili al giorno dal mese di agosto, soddisfacendo almeno in parte le richieste di Abu Dhabi. La quota di produzione degli Emirati è stata infatti aumentata a 3,5 milioni di barili al giorno, meno dei 3,8 milioni richiesti ma più degli iniziali 3,17 milioni previsti e su cui si è consumato lo scontro pubblico.

Abu Dhabi ha infatti bocciato il limite alla sua produzione imposto all’inizio alla luce dei significativi investimenti effettuati per espandere la sua produzione. Ciò ha provocato lo scontro con l’Arabia Saudita, de facto il leader del cartello, e fatto schizzare i prezzi del petrolio ai massimi da sei anni. Due settimane di trattative dietro le quinte sono riuscite a rompere l’impasse, smorzando allo stesso tempo i timori per una nuova fiammata delle quotazioni del greggio e dell’inflazione.

Il compromesso è una prova del forte legame fra i paesi membri e mostra come «l’Opec+ è qui per restare. Quello che ci lega va al di là di quello che si può immaginare», afferma il ministro del petrolio dell’Arabia Saudita, il principe Abdulaziz bin Salman. «Gli Emirati Arabi Uniti sono impegnati e lavoreranno sempre» con l’Opec+», assicura da parte sua il ministro dell’energia degli Emirati Suhail al-Mazrouei.

Eppure i dubbi sul futuro dell’Opec restano: il mancato accordo delle ultime settimane ha portato alla ribalta forti divisioni interne e il pressing per la «libertà» dai limiti stabiliti dei paesi che hanno maggiore capacità produttiva. A questo si aggiunge la lotta al cambiamento climatico che passa per norme stringenti per ridurre le emissioni, con il possibile effetto di ridurre il potere del cartello.

L’intesa raggiunta nell’immediato ha come effetto quello di offrire sicurezza al mercato su come l’Opec+ intende muoversi. «È un buon accordo per i consumatori a stretto giro», affermano alcuni analisti, convinti comunque che le pressioni dei prezzi, anche se più contenute, continueranno con l’aumento della domanda dovuto alla riapertura delle economie.

Parla l’Iran

«L’Opec+ non può ignorare il ritorno dell’Iran sul mercato mondiale dopo la rimozione delle sanzioni Usa che influenzeranno tutte le sue decisioni»: lo ha detto il ministro del petrolio iraniano Bijan Zangeneh, aggiungendo che l’export di petrolio iraniano avrà un forte aumento dopo la fine delle sanzioni.

La dichiarazione di Zangeneh arriva dopo che i ministri dell’OPEC+ hanno concordato in una videoconferenza di pompare altri 400.000 barili al giorno ogni mese a partire da agosto, aumentando la produzione di circa due milioni di barili al giorno in totale entro la fine dell’anno.

Commentando l’accordo, il ministro del petrolio iraniano, citato dal servizio di comunicazione del ministero, ha sottolineato che l’aumento dell’offerta non comporterà un aumento dei prezzi o uno squilibrio tra domanda e offerta. «In effetti, i prezzi elevati non funzioneranno a vantaggio del gruppo a lungo termine», ha aggiunto.

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