WhatsApp: ecco cosa cambia dal 15 maggio

Tecnologia

Il giorno X è arrivato: il popolare servizio di messaggistica cambia le regole in materia di privacy, chi non accetta alla lunga sarà «obbligato» a farlo se vorrà continuare a usare l’app

WhatsApp: ecco cosa cambia dal 15 maggio
© AP/Martin Meissne

WhatsApp: ecco cosa cambia dal 15 maggio

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Ecco, ci siamo. L’attesa, si fa per dire, è terminata. Oltre due miliardi di utenti sparsi per il mondo dovranno decidere se accettare o meno i nuovi (e discussi) termini di utilizzo di WhatsApp. L’aggiornamento era stato annunciato a gennaio e sarebbe dovuto entrare in vigore l’8 febbraio. Ma i moti, anche accesi, di protesta avevano spinto Facebook – che controlla appunto WhatsApp – a rinviare il tutto di oltre tre mesi. Così, hanno pensato, avremo modo di spiegare e illustrare meglio i cambiamenti. Il timore, sul fronte degli utenti, era che l’aggiornamento comportasse il trattamento di dati non autorizzati da parte di Facebook. L’azienda, a tal proposito, sin da subito aveva ribadito due concetti chiave. Il primo: «Non ci sono modifiche alle modalità di condivisione dei dati di WhatsApp nella Regione europea (incluso il Regno Unito) derivanti dall’aggiornamento dei Termini di servizio e dall’Informativa sulla privacy». Il secondo: «WhatsApp non condivide i dati degli utenti WhatsApp dell’area europea con Facebook allo scopo di consentire a Facebook di utilizzare tali dati per migliorare i propri prodotti o le proprie pubblicità». Una protezione di cui non godono gli Stati Uniti e altre zone del mondo, mentre a livello europeo la sola novità è (sarebbe?) legata agli account Business: potranno utilizzare i dati contenuti nelle conversazioni con i propri clienti e condividerli su Facebook.

Ma cosa succede il 15 maggio?

Innanzitutto, è bene tranquillizzare i più preoccupati. No, non verrà eliminato nessun account «ribelle» e l’app non perderà nessuna funzionalità qualora un utente non accettasse i nuovi termini e le nuove condizioni di utilizzo. Non subito, quantomeno. Continuerà, ad ogni modo, a comparire la notifica che invita ad approvare le nuove condizioni. «Dopo aver dato a tutti il tempo necessario per controllare le informazioni presentate, continuiamo a ricordare, a chi non lo avesse ancora fatto, di verificarle e accettarle. Dopo un periodo di alcune settimane, il promemoria diventerà persistente», leggiamo sul sito ufficiale di WhatsApp.

Ecco, solo allora, quando cioè l’annuncio sarà una presenza fissa, l’accesso alle funzionalità di WhatsApp verrà limitato. E questo, va da sé, fino a quando non saranno accettati gli aggiornamenti. Questo, ricorda il servizio di messaggistica, non accadrà contemporaneamente a tutti gli utenti. Nello specifico, senza il nostro «sì» non si potrà più accedere all’elenco delle chat ma si potrà rispondere alle chiamate e alle videochiamate in arrivo. In caso di notifiche attive, l’utente potrà ancora toccarle per leggere o rispondere ai messaggi, o ancora richiamare in caso di chiamata o videochiamata persa. Dopo alcune settimane «limitate», per contro, WhatsApp bloccherà le chiamate in arrivo e le notitiche. E impedirà all’utente di rispondere a messaggi e chiamate.

L’account verrà eliminato?

No. Ma verrà applicata, alla lunga, la normativa sugli utenti inattivi. E l’account, dopo 120 giorni, verrà eliminato. Un’eliminazione, ricordiamo, che non è reversibile e comporta l’eliminazione della cronologia dei messaggi, dei backup e dell’account da tutti i gruppi. L’unica soluzione? Accettare i nuovi termini e le condizioni entro tempo utile, oppure accettare le conseguenze e, come peraltro hanno già fatto diversi utenti, scegliere un servizio di messaggistica alternativo. Il caos (anche comunicativo) generatosi attorno a WhatsApp, in questi mesi, sta facendo le fortune di app alternative. Fra queste, le solite Signal e Telegram e la svizzerissima Threema.

Cosa cambia davvero?

Nonostante le proteste e, come nel caso della Germania, alcune azioni legali contro WhatsApp, l’aggiornamento a livello europeo non influisce in alcun modo sulla privacy dei messaggi personali. Lo aveva chiarito, al CdT, anche l’esperto Alessandro Trivilini. Né WhatsApp né tantomeno Facebook, garantisce l’azienda, possono leggere i messaggi personali o, peggio, ascoltare le chiamate. Le modifiche, semmai, riguardano le funzioni di messaggistica business. «WhatsApp si fonda su un concetto semplice: tutto ciò che condividi con familiari e amici rimane tra voi» chiarisce Menlo Park. «Questo significa che continueremo a proteggere le conversazioni personali con la crittografia end-to-end. Grazie a questa misura di sicurezza, né WhatsApp né Facebook possono vedere i messaggi privati. Per questo non teniamo traccia delle persone vengono chiamiate o a cui vengono inviati i messaggi. WhatsApp non può nemmeno vedere la posizione condivisa e non condivide i contatti con Facebook».

Gli ultimi aggiornamenti, conclude WhatsApp, «riguardano le funzioni facoltative di messaggistica business, rientrano nel più ampio progetto di WhatsApp volto a rendere l’interazione tra privati e aziende più efficace, sicura e semplice. La messaggistica con le aziende è diversa dalla messaggistica tra privati. Alcune aziende di grandi dimensioni necessitano di servizi di hosting per gestire la comunicazione». Le società «possono vedere le conversazioni e potrebbero utilizzare queste informazioni per finalità di marketing, che potrebbero comprendere anche le inserzioni su Facebook». A tal proposito, l’utente capirà «sempre in modo chiaro all’interno di WhatsApp se sta comunicando con un’attività che utilizza queste funzioni».

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