Le auto che hanno fatto la storia

Bentley Arnage T,
una limousine atletica

Bentley Arnage T, <br />una limousine atletica

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Bentley Arnage T,
una limousine atletica

La Bentley Arnage T è stata la versione più “sportiveggiante” della raffinata limousine britannica, oltre che l’ultimo trait d’union con la produzione legata al precedente proprietario dell’azienda, la Rolls-Royce prima che quest’ultima finisse in mano a BMW e Bentley fosse inserita nel Gruppo Volkswagen, verso la fine del XX secolo.
Vero è che la gamma Arnage ha saputo distinguersi nettamente da quella che era vagamente il suo alter ego “RR” – che dal 1931 aveva ridotto le Bentley a degli avatar dei propri modelli – ovvero la Silver Seraph. Pur essendo sempre austera quanto imponente, un’Arnage (che prende il nome da una delle curve più famose del tracciato della 24 Ore di Le Mans, dove la marca trionfò a più riprese) aveva uno spirito più dinamico e, come dice un motto utile per distinguere le due “entità”, su una Rolls-Royce ti fai guidare, una Bentley te la guidi (e te la godi).
Inizialmente, quando BMW prese possesso dell’intero pacchetto Bentley & Rolls-Royce, compì un gesto “sacrilego” per i puristi come il sostituire il glorioso quanto fenomenale V8 di remota derivazione GM con un suo 8 cilindri a V di 4,4 litri, biturbo e accreditato di 354 CV. Fortunatamente, l’entrata in campo di Volkswagen e di Ferdinand Piëch in particolare, che amava a fondo il marchio Bentley, permise di scartare l’unità bavarese – che non ebbe successo tra i clienti appassionati – e riprendere il V8 tradizionale, affinandolo al punto da renderlo in grado di superare le sempre più restrittive normative internazionali sulle emissioni nocive.
Così, dal 2000, all’Arnage Green Label con motore BMW si affiancò per qualche mese la Red Label, modello che già nell’ottobre dello stesso anno permise di pensionare l’iniziale variante con il motore “diverso”. Con il nuovo millennio torna quindi in auge il mitico V8 a 90 gradi di 6,75 litri con 2 valvole per cilindro e 405 CV, oltre alla coppia notevole di 835 Nm. Da questa versione sarà estrapolata l’Arnage Redl Label LWB a passo lungo, poi rinominata Arnage RL nel 2003, oltre alla versione “Le Mans Series” per celebrare il ritorno di Bentley alla 24 Ore di Le Mans dal 2001 al 2003. E se la Red Label sarà rinominata solo R dal marzo 2002, la vera “ammiraglia tra le ammiraglie” resta l’Arnage T.
Abbinare dinamismo e sportività a un prodotto che è servito anche come base per creare la State Limousine realizzata espressamente per la Casa reale britannica in occasione del Giubileo d’Oro della regina Elisabetta II, non è stato un impegno da poco per gli ingegneri di Crewe, ma il risultato è stato davvero straordinario.
Infatti, la T che esordì nel marzo 2002 adottava una versione aggiornata del V8 di 6,75 litri biturbo (mentre la R aveva un turbo solo), con potenza portata a ben 457 CV e la coppia, da molti considerata “mostruosa” per un’unità motrice che aveva già qualche decennio sulle spalle, di 875 Nm a 3'250 giri. E anche se pesava a vuoto 2'585 chili, era lunga circa 5,405 metri e aveva un “muso” non proprio affilatissimo con il classico radiatore a forma di tempio greco stilizzato, l’Arnage T toccava i 100 orari in 5,8” e viaggiava senza sforzo a 270 km/h, come una vera supercar.

Gli pneumatici ribassati da 18” o, in opzione, da 19” (già enormi per l’epoca), l’assetto leggermente più rigido (ribassato di 12 millimetri) senza influenzare minimamente il comfort, l’impianto frenante potenziato, l’ideale rapportatura del cambio automatico GM Hydra-Matic a 4 stadi e l’omogeneità del V8 tutto in alluminio rendevano l’Arnage T una straordinaria divoratrice di chilometri, in assoluta souplesse. Gli occupanti, del resto, erano vezzeggiati da un interno rivestito in pelle e radiche pregiatissime, con dotazioni particolari come i tavolinetti sula parte posteriore degli schienali o il telecomando separato (destinato a chi sedeva dietro) per gestire alcune funzionalità. Per avere un’idea della lavorazione certosina applicata in maniera maniacale da chi dava vita a un’Arnage basta sapere che nel 2002 un artigiano Bentley spiegava che nel lasso di tempo a lui necessario per creare un volante (mai meno di otto ore), a Wolfsburg producevano da zero e per intero svariate VW Golf.
Elegantissima soprattutto con i colori scuri tipici di alcune serie speciali come la T-24 apparsa nel 2003 per celebrare la sesta vittoria a Le Mans o la Final Series prodotta in soli 150 esemplare per salutare l’uscita di produzione del modello, l’Arnage T – che adottava svariati elementi di design ed emblemi in nero come le più sportive Bentley della storia – si distingueva anche per il fascione paraurti anteriore con prese d’aria maggiorate per areare al meglio i freni, quello posteriore con spoilerino specifico, le soglie sottoporta più massicce e altri dettagli unici come le maniglie delle portiere con superficie interna zigrinata, simile alla zigrinatura di svariati comandi nell’abitacolo. Abitacolo dove lo sfarzo aveva classe e stile, come lo confermano la pedaliera in lega e traforata, i tappetini in morbida lana Wilton, i rivestimenti in pelle Connolly, navigatore con schermo estraibile, allarme volumetrico-perimetrico con codice a variazione continua e sensore anti-sollevamento e molto altro ancora.
Questo capolavoro artigianale a quattro ruote era certo goloso di carburante (aveva un consumo combinato nel 2003 di 19,2 l/100 km e un serbatoio da cento litri), ma era del resto una delle massime espressioni tra le limousine di assoluto prestigio. L’Automobile Revue nel 2003 segnalava d’altronde nel suo catalogo che questa Bentley era in listino, di “base” (senza attingere agli optional o alle creazioni esclusive Mulliner) a 380'150 franchi.

Bentley Arnage T, <br />una limousine atletica
Bentley Arnage T (2003)

Cilindrata: 6'750 cc
Potenza e coppia: 457 CV e 875 Nm
Accelerazione: da 0 a 100 km/h in 5,8”
Velocità massima: 270 km/h
Consumo medio: 19,2 l/100 km
Peso a vuoto: da 2'585 kg

Dati dal «Catalogue de la Revue Automobile 2003»

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