Le auto che hanno fatto la storia

Con la Range Rover,
alle radici del SUV

Con la Range Rover, <br />alle radici del SUV

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La Range Rover ha aperto nuovi orizzonti nel settore del fuoristrada. Nata in un’azienda che fin dal primo dopoguerra era stata in grado di proporre «il nonno dei SUV», ovvero un veicolo davvero polivalente, capace di affrontare le mulattiere più impervie rimanendo più che confortevole e muovendosi agilmente anche sull’asfalto, questa vettura è rimasta però in stand-by per quasi vent’anni, prima che la marca inglese concretizzasse il progetto.

Destinata a un uso più «civile» rispetto alla sorella lanciata nel 1948, la Range Rover – che debuttò sui mercati esattamente cinquant’anni fa – ha appunto allargato il ventaglio di ruoli che i «gipponi» d’allora potevano offrire, proponendosi con uno stile, una classe e dotazioni impensabili per molte concorrenti. In effetti, eccezion fatta per qualche modello americano come l’International Scout, la Jeep Wagoneer e qualche versione più equipaggiata dei Nissan Patrol e Toyota Land Cruiser, il mercato era ricco di 4x4 pure e dure, come Fiat Campagnola, la DKW Munga (poi sostituita dalla VW Iltis), il Puch Pinzgauer e le altre Jeep derivate dalla mitica Willys, oltre appunto alle Land Rover.

Sono però quasi tutte destinate anche e soprattutto a un uso militare e per questo l’arrivo in listino della Range fu un vero fulmine a ciel sereno, che ottenne un’accoglienza più che entusiastica da parte della clientela, la quale poteva così andare oltre le spartane fuoristrada o le immense station-wagon americane quando aveva bisogno di spazio e polivalenza allo stesso tempo.
Inizialmente offerta solo in variante due porte, la nuova vettura si giovò pure del fatto che poco prima del suo debutto la Rover si era garantita la fornitura d’un moderno V8 di 3,5 litri a benzina da montare sui telai da 100 pollici, mentre per incrementare le doti di versatilità e sicurezza, fu da subito chiaro che avrebbe avuto la trazione integrale con un differenziale centrale a slittamento pilotato. Il comfort di marcia è stato migliorato dalle sospensioni con molloni elicoidali, mentre allo scopo di ridurre il peso, la scocca è quasi tutta in alluminio, tranne il cofano motore. Un altro suo aspetto distintivo era l’adozione dei quattro freni a disco, all’epoca una novità per i fuoristrada e non solo.

Il look squadrato quanto elegante era frutto dello stile più in voga a fine anni ’60 e avrebbe contraddistinto la Range Rover fino a fine produzione, nel 1996. Vero è che le linee tese e decise e il frontale massiccio non aiutano granché l’aerodinamica, ma l’aspetto sarà uno degli «atout» che permetteranno a questo primo, vero SUV di creare una nuova nicchia (che non sarà più tale dopo l’arrivo delle sempre più numerose concorrenti) e di ridefinire i canoni estetici delle grandi 4x4.

Tra i vari punti di forza che rendevano speciale la prima Range Rover ricordiamo il portellone posteriore sdoppiato con l’apertura orizzontale che assicura una totale accessibilità al bagagliaio e il cambio meccanico a 4 marce, robusto e che sfrutta molto bene i 130 CV (e 248 Nm di coppia) del V8 di derivazione americana.

Il design della Range Rover avrà un tale impatto da far sì che persino il Louvre deciderà di esporre per la prima e ultima volta un’auto nei suoi spazi espositivi, mentre la vettura sarà in grado di affrontare e superare prove massacranti, come la traversata del Sahara, l’impenetrabile zona del Darien (tra Panama e Colombia), diventare il veicolo ufficiale del Camel Trophy e prendersi il lusso di dominare due edizioni, 1979 e 1981, della Parigi-Dakar, quella vera.

L’esigenza di ampliare la diffusione del modello, che adotterà poco dopo l’inizio della produzione finiture migliorate, servosterzo e cambio con overdrive, porterà alla nascita di una versione quattro porte (nel 1981), che renderà la personalità della Range ancor più multitasking e pronta a soddisfare le esigenze di un’utenza estremamente ampia e diversificata. Arriveranno per questo versioni estremamente lussuose come la Vogue e altre in produzione limitata, per far sì che il veicolo perda ogni spirito spartano e assuma pure il ruolo di limousine per ogni circostanza. E mentre il V8 guadagna potenza fino a 165 CV, l’arrivo dei motori a gasolio (inizialmente un 2,4 litri da 112 CV) e del cambio automatico assicureranno ulteriori incrementi nelle vendite, ma solo per la quattro porte, nettamente preferita alla versione due porte che sparirà nell’85, mentre l’altra variante – costantemente affinata, abbellita e aggiornata, uscirà di scena – sostituita da una seconda generazione meno spigolosa – appunto a 26 anni dal lancio del primo modello.

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La scheda della Range Rover (1970)

Cilindrata: 3'528 cc
Potenza e coppia massima: 130 CV, 248 Nm
Velocità massima: 165 km/h
Accelerazione: n.d.
Consumo medio: 13,0 l/100 km
Peso in ordine di marcia: 1'724 kg

Dati tecnici da: Quattroruote «Passione Auto Land Rover» (2008)

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