Le auto che hanno fatto la storia

Fiat 130 Coupé, un capolavoro sfortunato

Fiat 130 Coupé, un capolavoro sfortunato

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Fiat 130 Coupé, un capolavoro sfortunato

Fiat 130 Coupé, un capolavoro sfortunato

Fiat 130 Coupé, un capolavoro sfortunato

La Fiat 130 Coupé era una vettura con un potenziale enorme che per vari motivi non è riuscita ad ottenere la fortuna commerciale che meritava. È nata qualche anno dopo la variante berlina, che la marca torinese volle sviluppare dai primi anni ’60 per svecchiare il suo «alto di gamma» fermo alla storica 2300 e per tentare – senza grandi esiti – di fare concorrenza alle già imperanti limousine tedesche.

Se nell’immaginario collettivo l’imponente 130 berlina rimarrà comunque legata anche a fatti di cronaca come il rapimento del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro il 16 marzo 1978 a Roma, la coupé si meritò un’attenzione più entusiastica. Ultima, grande – in tutti i sensi, era lunga quasi cinque metri – ammiraglia Fiat 6 cilindri a V, la 130 Coupé resta una delle auto più iconiche del design Pininfarina.

Questo coupé debuttò cinquant’anni fa al Salone di Ginevra. Le linee armoniose e spigolose nel contempo, il frontale filante con i gruppi ottici sottili che si «rispecchiano» nella fanaleria posteriore, la linea di cintura bassa e i lunghi sbalzi anteriori e posteriori, uniti a cerchioni in lega esteticamente perfetti nell’insieme, hanno di fatto reso immortale quest’imponente ma non massiccio capolavoro piemontese, anche se i volumi di vendita non sono mai stati all’altezza delle aspettative.

Alla base di questa situazione c’è il fatto che la vettura ha debuttato sì nella primavera del 1971 portando in dote la versione maggiorata (da 2,8 a 3,2 litri) del V6 Fiat, ma il momento storico era di sicuro il meno adatto in assoluto e, così come accadrà ad altre vetture davvero storiche come la Citroën SM e il suo motore Maserati, anche la 130 Coupé sarà azzoppata dalla guerra del Kippur e dalla prima, deflagrante, crisi del petrolio del 1973 che la rendono «fuori taglia» pure per i benestanti, considerato che in poche settimane il prezzo della benzina aumenterà fino a quintuplicarsi e che il nostro stupendo coupé lamentava un appetito formidabile, con consumi che in determinate circostanze salivano anche a 18,2l/100 km, come testimoniò la rivista tedesca Auto, Motor & Sport.

Fiat 130 Coupé, un capolavoro sfortunato

Così, benché questo coupé disegnato dal designer Pininfarina Paolo Martin offrisse lussi all’avanguardia come il cambio automatico a 3 marce, il climatizzatore, l’autoradio-stereo, una moderna consolle centrale e i rivestimenti (anche) in pelle pregiata, oltre a vantare prestazioni di tutto rispetto come i 190 km/h di velocità massima e un’omogeneità di guida esemplare grazie all’elasticità garantita dal suo propulsore, la sua sorte non è stata benigna e questo gigante che il suo look fa sembrare quasi compatto è sparito dopo pochi anni.

Del resto anche la realizzazione era piuttosto complessa, se si pensa che la scocca si assemblava nelle officine Fiat di Rivalta prima di essere consegnata ancora «nuda» in Pininfarina, dove avvenivano verniciatura, allestimento e finitura complessiva, confermata dal logo sulle fiancate. Ma è verosimile che uno degli aspetti cardine che non permise alla 130 Coupé di ottenere il successo che avrebbe ampiamente meritato è il fatto che pur essendo una raffinata ammiraglia firmata da uno dei designer più famosi al mondo, restava sempre una Fiat, azienda specialista in modelli compatti e popolari. Tali basi non le offrivano quindi il «ritorno d’immagine» che un potenziale acquirente poteva ricercare in un’auto con tali lignaggio e costo, con quest’ultimo che era quasi il triplo rispetto a una 132 (13 milioni di lire contro 4,8).

Così, nell’impossibilità di risolvere i problemi atavici della vettura, la Fiat non diede seguito neppure alle evoluzioni, riuscitissime, proposte da Pininfarina, come l’Opera del 1974 che «traduceva» il coupé in raffinata berlina di rappresentanza o l’ancor più esaltante Maremma del 1975, con la quale si propose il prototipo di una station-wagon tre porte in stile «shooting brake» e forte di varie soluzioni estetiche e pratiche. La 130 Coupé fu prodotta fino al 1977 in poco meno di 4’500 unità. Il «flop» indusse la Fiat a cedere qualsiasi ambizione legata alle categorie superiori alla Lancia, acquisita nel 1969.

Fiat 130 Coupé, un capolavoro sfortunato
Fiat 130 Coupé (cambio manuale)

Cilindrata: 3.235 cc
Potenza e coppia massima: 165 CV e 250 Nm
Accelerazione: 0-100 km/h in 9,9 sec.
Velocità massima: 192,7 km/h
Consumo medio: 15,2 l/100 km
Peso a vuoto: 1'555 kg

Dati da Quattroruote (11/1972) e Tutte le Fiat, Editoriale Domus, 1991

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