La tecnologia

Sensori in autobus,
sicurezza al massimo

Sensori in autobus, <br />sicurezza al massimo
Un flusso di dati costante analizzato da un «cervello informatico»: dalla pressione sull’acceleratore alla presenza di pedoni o altri veicoli

Sensori in autobus,
sicurezza al massimo

Un flusso di dati costante analizzato da un «cervello informatico»: dalla pressione sull’acceleratore alla presenza di pedoni o altri veicoli

Fateci caso: sui pannelli segnaletici elettronici alle fermate degli autobus in Ticino, in un angolo in basso, c’è una scrittina, così discreta che quasi non si vede: «TEQ». È il nome dell’azienda che permette alle ditte dei trasporti pubblici di avere tutto sotto controllo: la posizione di ogni autobus, il rispetto della tabella di marcia e degli orari, la quantità di traffico e la conseguente necessità di introdurre una corsa in più... tutto questo «flusso di dati» provenienti dalle varie sale controllo «dialoga» anche con le Ferrovie federali svizzere. Il risultato? Più puntualità, più rispetto delle coincidenze, più informazioni a bordo (con tanto di annunci registrati e pannelli) e alle fermate. Ora c’è pure una grande novità: la Teq, infatti, intende dare una «marcia in più» ai sistemi di sicurezza sui bus.

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Il «quartier generale» a Barbengo

L’azienda (a conduzione familiare) ha sede a Barbengo, dove si è trasferita nel 2006 per far fronte alle esigenze legate alla continua espansione, e nel 2019 ha compiuto 25 anni. Il direttore generale, Alessandro Prioglio, apre le porte del laboratorio. Qui ingegneri e tecnici specializzati (la maggior parte dei 35 dipendenti), tra elettronici e programmatori, lavorano ai componenti del «sistema». Sui tavoli di lavoro si notano decine di schede, cavi di tutti i colori e di tutti gli spessori («come spaghetti»), circuiti... mentre sugli schermi scorrono linee di codice in procinto di essere «trasmesse» negli impianti elettronici. Qui si progetta ogni cosa a partire da zero e il personale di pulizia si guarda bene dal mettere mano a ciò che si trova su queste scrivanie.

«Abbiamo un bel portafoglio di clienti nel settore dei mezzi pesanti—spiega Prioglio, parlando di quel che oggi è diventata la ditta fondata da suo padre—di norma costruttori che non possono occuparsi di problemi così complessi dal punto di vista ingegneristico. Lavoriamo con Finmeccanica, Gruppo Iveco, Mercedes, Scania, Solaris, Volvo...».

Un prodotto svizzero al 100%

Le schede con i circuiti sono assemblate in Ticino, dall’azienda EMS nel Mendrisiotto. Un prodotto svizzero al 100%, insomma.

In un altro locale, più sgombro, un proiettore mostra una schermata con un elenco di date e numeri, alcuni evidenziati in rosso. «Questo è ancora sperimentale—avverte—sono informazioni che stiamo raccogliendo su tutti i mezzi nella rete urbana della società Trasporti pubblici luganesi. È un elenco aggiornato in tempo reale degli allarmi collisione. I nostri sensori rilevano il tipo di ostacolo e avvisano per tempo il conducente del bus. Per esempio se ci sono pedoni, biciclette o altre auto».

Un clic su un’icona sullo schermo apre una mappa: ogni «avvertimento» si trasforma in un punto colorato. «Ecco, guardi qui, questi allarmi si sono verificati alla stessa fermata. Sono quattro, ma tutti causati da pedoni. Chi si occupa di viabilità può prendere delle contromisure, per esempio installando catene oltre il marciapiede». Ma non è tutto. Perché il sistema sviluppato da TEQ dà l’allarme anche in caso di superamento di un limite di velocità. Limite, però, che può essere «personalizzato»: «Se c’è un’area considerata ‘pericolosa’, ad esempio, possiamo impostare una velocità limite più bassa affinché il conducente dell’autobus riceva l’avviso anche se il limite legale è rispettato. Nel contempo la centrale riceve l’informazione, lo segna sulla mappa e nella ‘scatola nera’ del mezzo registriamo lo stato di decine di componenti. Tra questi è compresa anche la pressione del pedale del gas da parte del conducente». Un dato estremamente utile in caso di controversie, ma anche per l’analisi di incidenti.

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