Le auto che hanno fatto la storia

Una «Pagoda» tedesca davvero speciale

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Una «Pagoda» tedesca davvero speciale

Presentata in anteprima mondiale al Salone dell’auto di Ginevra del 1963, la Mercedes-Benz 230 SL creò non poco scalpore. Infatti, era la prima sportiva scoperta della marca di Stoccarda senza le maestose linee tondeggianti tradizionali nella produzione della Stella a tre punte, svelando un orientamento modernista che fece storcere il naso a chi si riteneva tra i palati fini del design a 4 ruote.
In realtà la Mercedes aveva realizzato questo modello non concentrandosi sul gusto europeo, ma puntando chiaramente a garantirsi le attenzioni dell’abbondante e danaroso mercato nordamericano, da sempre molto goloso di cabriolet.
Anche per questo l’erede della storica 190 SL, che risale al 1955, ruppe con la tradizione e si presentò appunto con linee spigolose e dirette, frutto dell’équipe di un grande designer, Paul Bracq. Quest’ultimo si era posto come obiettivo uno «svecchiamento» dell’estetica dei modelli del marchio tedesco, coniugando uno stile avanguardista a un’estrema semplicità. Definita ufficialmente una «roadster con tettuccio rigido in acciaio», la 230 SL entrerà tra i miti dell’auto proprio grazie a quest’ultimo: la sua forma con le estremità arcuate e sollevate le regalerà il soprannome di «Pagoda», termine con il quale la 230 SL (e le successive 250 e 280 SL) sono ormai universalmente conosciute.
Pur avendo un aspetto decisamente diverso dalla 190 SL, la nuova vettura ha dimensioni esterne tutto sommato simili, ma offrendo una struttura a scocca portante con l’abitacolo protetto da una cellula ad elevata resistenza, mentre frontale e coda hanno le sezioni studiate al fine di cedere in caso d’impatto e dissipare così il maggior volume d’energia possibile, riducendo i danni agli occupanti.
E’ dunque una sportiva sì, ma con la sicurezza nel DNA, considerando che pure il pianale è irrigidito per evitare deformazioni in flessione e torsione, ossia quelle grane che spesso limitano il piacere di guida nelle auto scoperte a struttura portante. E oltre al tettuccio che l’ha ribattezzata, anche la capote si rivela un capolavoro del Centro stile Mercedes-Benz di allora: quando l’auto è aperta, essa scompare in un vano, protetto da una botola metallica, introducendo una soluzione che è ancora sfruttata adesso da molte spider.
Gli interni erano invece nel perfetto solco di quanto offriva la casa germanica per i modelli di categoria superiore, con una strumentazione completa, rivestimenti e finiture impeccabili e qualità dei materiali impiegati decisamente superiori alla media. SL, acronimo di Sport-Leicht (sportiva alleggerita) era ereditato non solo dalla precedente 190 SL, ma pure, e soprattutto, dalla famosa 300 SL che aveva dominato gare come la 1000 Miglia con Stirling Moss e Dennis Jenkinson nel 1955.

Il 6 cilindri della 230 SL derivava dalla 220 SE berlina, ma con cilindrata maggiorata e potenza di 150 CV, mentre per migliorare ulteriormente la tenuta di strada la Mercedes-Benz incarica alcuni costruttori di pneumatici di sviluppare gomme radiali pressoché su misura.
Il successo della vettura è straordinario e oltre a diventare la beniamina di molti VIP come gli attori Yul Brinner e Gregory Peck, è anche venduta in quasi 20’000 esemplari in quattro anni, un record all’epoca ma anche adesso, considerato che non era un modello dai prezzi popolari.
Pure notevole, su quest’auto, è l’elenco delle opzioni, aspetto questo che diverrà classico di svariati modelli della marca. Oltre ai vetri fumé e all’autoradio è possibile avere anche una cassettina per il pronto soccorso, un set di tre o cinque valigie realizzate in vinile e studiate ad hoc e anche i portascì. E laddove la benzina non ha un numero di ottani sufficiente, si propone il motore con un rapporto di compressione ridotto, mentre se si guida in Paesi con strade molto accidentate sono disponibili molle delle sospensioni rinforzate e piastre protettive per la coppa dell’olio.
Nel ’66 arriva la 250 SL che adotta un volante dalla foggia diversa e, tecnicamente, un albero motore su sette supporti di banco anziché cinque, e freni a disco posteriori. Intanto, al fine di offrire alla clientela americana un motore più elastico e adeguato alla trasmissione automatica, gli ingegneri Mercedes-Benz sviluppano una nuova unità motrice con cilindrata portata a 2,8 litri. La sostituta della 250 SL (che aveva la stessa potenza della 230 SL e sarà prodotta in 5’196 unità) debutterà nel 1968 e nei soli tre anni di produzione se ne assembleranno ben 23’885 unità, valore che sottolinea lo straordinario apprezzamento che seppe meritarsi questa cabriolet così particolare. Un’auto che ottenne pure importanti successi sportivi, come la vittoria alla «maratona» Liegi-Sofia-Liegi nel ’63.

Una «Pagoda» tedesca davvero speciale
La scheda della Mercedes-Benz 230 SL (del 1963)

Cilindrata: 2'306 cc
Potenza e coppia massima: 150 CV, 196 Nm
Velocità massima: 200 km/h
Accelerazione: n.d.
Consumo medio: 10,0 l/100 km
Peso a vuoto: 1'380 kg

Dati tecnici da: Quattroruote (1963)

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