Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Il Salone dell'auto abbandona la figura delle hostess femminili come tattica di marketing a seguito del movimento #MeToo

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

Donne e motori: il binomio non parte a Ginevra

GINEVRA – Oggi, nella Giornata internazionale della donna, si apre l'88.esima edizione del Salone dell'automobile di Ginevra. Un evento dove le bellezze con i tacchi a spillo erano, fino all'anno scorso, protagoniste tanto quanto i bolidi in esposizione. Le hostess del Salone dell'auto sembravano ormai un marchio caratterizzante dell'evento, e la loro funzione era proprio di attirare l'attenzione del pubblico maschile. Ma questi tempi sono finiti. Le case produttrici da quest'anno rinunciano alla rodata tattica di marketing, sotto la pressione del movimento mondiale #MeToo contro le molestie sessuali.

Da oggi e fino al 18 marzo, al Palexpo di Ginevra, gli utenti, come già evidenziato da diversi media come Bloomberg e Le Temps, dovranno accontentarsi di ammirare solo "le curve" dei veicoli. Una novità che, dopo l'addio alle "ombrelline" della Formula1, segna un cambiamento per un intero settore orientato al pubblico maschile.

Diversi i costruttori che abbandonano la tradizione delle ragazze immagine. Tra questi figura Nissan, che tramite un portavoce afferma: "I tempi sono cambiati: è più logico fare appello a specialisti, dato che vendiamo macchine". Allo stand di Peugeot, poi, i visitatori saranno accolti da personale maschile e femminile, il cui compito sarà quello di fornire informazioni ai clienti. "Il gruppo PSA (gruppo industriale francese a cui appartengono i marchi automobilistici Peugeot, Citroën, DS, Operl e VauxhallMotors, ndr.) non vuole veicolare un'immagine degradante di chicchessia, né che si tratti di donne, né che si tratti di uomini" ha spiegato un portavoce in un comunicato contraddistinto dall'hashtag #nocarbabes. Un cambio si nota anche nella concorrente, Renault: la società assicura che l'apparenza non ha più importanza, ma le persone devono avere una statura sufficiente per essere notate dal pubblico. Il personale è innanzitutto presente per fornire consigli alla clientela.

Sul tema, gli organizzatori non hanno dato nessuna consegna particolare agli espositori e infatti questo non vale per tutti. In generale però si può dire che la spinta viene dal basso: in questo preciso momento storico molte imprese automobilistiche vogliono preservare la loro immagine. Anche Lexus, il marchio di lusso di Toyota, conferma l'abbandono della figura femminile delle hostess in occasione dell'evento ginevrino. La tendenza è seguita anche da Fiat Chrysler Automobiles. Il gruppo pare aver rescisso il contratto con numerose modelle per non andare incontro a critiche di sessismo.

Persino Pirelli, costruttore di pneumatici italiano noto per la produzione di calendari che ritraggono donne senza veli, afferma di aver ripensato alla presentazione del suo stand, dove le hostess indosseranno dei pantaloni.

Il fenomeno non pare poter incidere sulle vendite per via dell'evoluzione della clientela. Il numero di proprietarie donne di auto, nel Regno Unito, è cresciuto del 66% in dieci anni, fino al 2016. In Germania, il più grande mercato automobilistico europeo, le donne acquistano circa un terzo dei veicoli nuovi, e in Francia, il 37%. Non vi sono per ora dati disponibili su questo tema riguardanti la Svizzera.

Il presidente di AutoSuisse dal canto suo non capisce la focalizzazione dell'attenzione sulla presenza di donne negli stand: "Mi pare una stupidaggine dei media per approfittare del movimento #MeToo. Gli espositori sono liberi di mettere delle modelle femminili oppure no. La maggior parte delle volte si tratta di giovani studentesse, vestite decorosamente, che rispondono alle domande della clientela. Come molti, io vengo al Salone dell'auto per vedere le macchine".

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