L'euro-franco rivede l'1,10

BERNA - L'attenzione degli investitori è in questi giorni completamente assorbita dai nuovi cali delle Borse e del petrolio (la pausa dopo le parole del presidente della Banca centrale europea su nuovi interventi a marzo è durata solo due giorni). In sordina, tuttavia, c'è stato un altro fenomeno sui mercati che ci interessa più da vicino: il cambio euro-franco ha toccato ieri l'1,10 e stamattina il livello si è confermato. L'ultimo tentativo di agganciare quella soglia era stato l'11 settembre dello scorso anno, ma era fallito per un soffio. In realtà, da quando un anno fa la Banca nazionale svizzera ha eliminato il vincolo dell'1,20, questo livello non era mai stato più raggiunto.
Questa è un'ottima notizia per la BNS, che da un anno tenta, con interventi mirati, di indebolire il franco. È un'ottima notizia anche per le imprese svizzere che quest'anno hanno dovuto resistere con un cambio sfavorevole (vedi i dati sulle esportazioni usciti oggi): se l'indebolimento del franco si confermasse nelle prossime settimane, sarebbe una boccata d'ossigeno per tutte le aziende che vendono oltre confine.
È invece una pessima notizia per Mario Draghi, che da un anno con il suo quantitative easing cerca di riportare l'inflazione in Europa (indirettamente indebolendo l'euro) e si trova invece oggi una moneta unica che tende a rafforzarsi contro le principali valute: questo è il motivo per cui il numero uno dell'Eurotower sta studiando nuovi interventi più efficaci da marzo.