La tendenza è chiara: Svizzera con sempre meno figli

Punto di partenza: «La genitorialità, nelle società moderne, ha cessato di essere un traguardo biologico o sociale dato per scontato per trasformarsi in una scelta deliberata e complessa, profondamente influenzata dalle strutture sociali e dai progetti di vita individuali». Punto d’arrivo, riferito alla Svizzera: «I figli sono sempre più visti come parte delle scelte di stile di vita dell’individuo». Insomma, la conclusione è una conferma della premessa dello studio. Nel tragitto tra i due punti, tra le due citazioni, c’è l’insieme dell’inchiesta condotta da IBSA Foundation per la ricerca scientifica e dal Programma di ricerca prioritario dell’Università di Zurigo Human Reproduction Reloaded, presentata oggi a Zurigo, «Genitorialità in Svizzera, un rapporto su (in)fertilità e assenza di figli». E dall’analisi appare chiara una duplice dinamica, che vede da un lato un aumento di chi sceglie consapevolmente di non avere figli - parliamo di un passaggio dal 6% al 17% tra i giovani in soli dieci anni -, e dall’altro un ricorso più strutturato, rispetto al passato, alla medicina della riproduzione per superare gli ostacoli, vuoi biologici o sociali.
Non siamo un’eccezione
La Svizzera non fa eccezione all’interno del quadro internazionale, segue piuttosto tendenze generali. Tra il 2015 e il 2023, il numero assoluto di nati vivi in Svizzera è sceso da 86.559 a 80.024 unità. Proporzioni che ritroviamo, simili, in quasi tutti i Paesi europei, che effettivamente registrano una diminuzione sia del tasso di natalità sia del tasso di fecondità, il tutto mentre l’età delle donne al primo parto e l’età media al parto sono in aumento. In Svizzera, attualmente (nel 2024), il tasso di fecondità è di circa 1,3 figli per donna, mentre la soglia di sostituzione generazionale (il parametro di riferimento per la sostituzione numerica a lungo termine di una popolazione) è fissata a quota 2,1 figli per donna. La conseguenza di queste tendenze? Un progressivo invecchiamento demografico, con ulteriori conseguenze negative a catena, come per esempio sui costi della salute o sul finanziamento dell’AVS. Detto delle conseguenze, lo studio si sofferma anche sulle cause. Nell’indagine effettuata, è stato chiesto ai partecipanti di valutare le ragioni che contribuiscono al calo della natalità in Svizzera. E la ragione più citata è stata la ricerca di realizzazione professionale e personale (77%), seguita dagli ostacoli finanziari (62%) e dal cambiamento di atteggiamenti e valori (49%). Insomma, un mix tra scelte individuali e fattori sociali ed economici. Di sicuro, come già accennato, nelle società moderne la non genitorialità scelta consapevolmente sta acquisendo sempre maggiore importanza. E qui i fattori evidenziati anche dallo studio sono svariati, passano dalla “banale” mancanza del desiderio di avere figli (45%) alla sensazione di una limitazione delle libertà personali (43%), dal desiderio di godersi consapevolmente la vita senza figli (43%) all’età considerata da qualcuno ormai avanzata (31%).
Il tema dell’infertilità
Mentre cresce la tendenza volontaria a non avere figli, resta comunque presente il ruolo dell’infertilità. Come ricorda lo studio stesso di IBSA Foundation e dell’Università di Zurigo, l’Organizzazione mondiale della sanità definisce l’infertilità come «il mancato raggiungimento di una gravidanza da parte di una coppia eterosessuale dopo almeno 12 mesi di rapporti sessuali regolari e non protetti». Circa il 20% di chi ha risposto all’indagine effettuata ha riferito di aver vissuto periodi di infertilità. E quanto più a lungo durano tali fasi, «tanto maggiore è il carico psicologico riportato dalle persone coinvolte». Rispetto alla quota di persone che riferisce periodi di infertilità, solo una piccola parte degli intervistati afferma di aver fatto ricorso personalmente alla medicina della riproduzione. Le procedure più utilizzate sono la terapia ormonale, l’inseminazione e la fecondazione in vitro. Silvia Misiti, direttrice di IBSA Foundation per la ricerca scientifica, oggi nel corso della presentazione dello studio ha definito il tema dell’infertilità come uno dei «più sottovalutati del nostro tempo». Ha poi specificato: «I dati mostrano chiaramente, per la prima volta, quanto sia ampio il divario tra il numero delle persone coinvolte e la limitata consapevolezza pubblica di questo fenomeno, ancora oggi influenzato da miti e stigmatizzazioni». Ha aggiunto: «La nostra responsabilità è ora quella di promuovere un’informazione fondata sull’empatia e sulla conoscenza». Insomma, è un tema che va conosciuto, va portato a galla, al di là proprio di miti e stigmatizzazioni. Interessante, in questo ambito, una annotazione riportata nel rapporto dai ricercatori: «I tassi di natalità, l’infertilità e la medicina della riproduzione sono sempre inseriti in contesti sociali più ampi, che a loro volta sono soggetti a continui processi di cambiamento sociale. I cambiamenti sociali più rilevanti si osservano nella diffusione della genitorialità single e dei figli nati fuori dal matrimonio, entrambi aumentati significativamente nel tempo». Cresce, al contempo, il livello di apertura della popolazione verso nuove forme di relazione e di famiglia, sia nei confronti di genitori single sia di genitori dello stesso sesso. Tale apertura è la stessa che si ritrova, nello studio, rispetto al ricorso ai servizi di medicina della riproduzione. «Nel loro insieme, tali atteggiamenti forniscono una base favorevole per l’ulteriore sviluppo di politiche familiari e sanitarie in Svizzera attentamente progettate e capaci di rispondere alle diverse esigenze dei vari gruppi di popolazione interessati dai molteplici processi di cambiamento trattati in questo rapporto».
«Non sembra che la politica abbia soluzioni davvero efficaci»
Nostra intervista al professor Jörg Rössel, oggi presente a Zurigo per la presentazione dello studio, di cui è uno dei responsabili. Insegna sociologia presso l'Università di Zurigo.
Insomma, la genitorialità è ormai una scelta deliberata, non più un traguardo scontato. Questo cambiamento culturale ha un costo demografico inevitabile.
«Probabilmente sì. La norma sociale di avere figli è oggi molto meno diffusa, quindi le persone possono decidere di avere o meno figli in base alle proprie priorità e preferenze individuali. Ciò aumenta la probabilità di un aumento della percentuale di persone senza figli».
La quota di giovani che sceglie di non avere figli, in effetti, è passata dal 6% al 17% in dieci anni. Cosa ha innescato un’accelerazione così rapida?
«In realtà, la risposta si trova nella risposta precedente. La norma sociale di avere figli non è più così forte, avere figli è diventata una questione di scelta individuale. Pertanto, le persone possono anche scegliere di non avere figli».
Il costo della vita in Svizzera è tra i più alti d’Europa: è davvero il principale freno alla natalità, o è un alibi che ne nasconde altri?
«Concentrarsi sul costo della vita mi sembrerebbe un po’ riduttivo. In realtà, la Svizzera è uno dei Paesi più ricchi del mondo. Quindi, se una condizione preliminare per avere figli fosse disporre di risorse economiche, gli svizzeri dovrebbero avere molti figli. Ciò che effettivamente emerge dalla ricerca è una relazione inversa tra il livello di ricchezza di un Paese e il suo tasso di fertilità».
L’età media al primo figlio ha raggiunto i 31,3 anni, tra le più alte del continente. Questo rinvio è ancora reversibile o è un dato ormai strutturale?
«La domanda parte dal presupposto che la politica possa influenzare i comportamenti in materia di fertilità e i tassi di natalità. Si tratta di un’ipotesi discutibile, poiché la politica familiare ha sì un certo effetto sui comportamenti demografici, ma tale effetto è limitato».
Se la tendenza prosegue, quali saranno le conseguenze?
«Dato l’attuale livello di fertilità, mortalità e migrazione, la popolazione residente in Svizzera continuerà ad aumentare, come è avvenuto in passato. L’influenza principale è la migrazione; se questa dovesse diminuire in futuro, come previsto da alcuni ricercatori, l’aumento della popolazione rallenterà».
La denatalità è un problema da risolvere o una realtà da gestire? E questo cambia l’approccio che dovrebbe avere la politica?
«Siamo sociologi e non politici. Il calo della natalità e il probabile calo demografico futuro sono realtà che dobbiamo affrontare e discutere. Osservando i tentativi a livello mondiale di invertire il calo della natalità, non sembra che la politica abbia una soluzione efficace».
