La riapertura di Hormuz e i negoziati sul nucleare: i punti dell'accordo tra USA e Iran

(Aggiornato) L'accordo tra Iran e Stati Uniti potrebbe, presto, vedere la luce. Entrambe le parti, secondo le notizie delle ultime ore, starebbero per firmare un memorandum d'intesa della durata di 60 giorni. Un periodo durante il quale lo stretto di Hormuz verrebbe riaperto - senza pedaggi -, verrebbe estesa la tregua, l'Iran potrebbe vendere liberamente il petrolio e si terrebbero negoziati per limitare il programma nucleare iraniano. Di più, come rivela Axios, l'accordo fermerebbe anche la guerra di Israele in Libano.
Al momento, però, non è chiaro se quanto potrebbe essere firmato nelle prossime ore porterà a un accordo di pace duraturo, che affronti concretamente anche le richieste di Donald Trump in materia nucleare. La Casa Bianca, dal canto suo, ha dichiarato di sperare che le ultime divergenze vengano risolte «nelle prossime ore», così che un accordo possa essere annunciato in giornata. Ma diversi punti, secondo gli esperti, rimangono ancora da chiarire.
Come viene spiegato dal Corriere della Sera, in questa fase la riapertura alla navigazione del Golfo Persico è un «passaggio cruciale». Questo non significa, tuttavia, che dalla firma dell'accordo la situazione tornerà alla normalità immediatamente. Questo perché i Pasdaran rivendicano il controllo del traffico marittimo, e resta da capire se verrà loro riconosciuto anche il diritto di imporre un pedaggio sulle imbarcazioni.
Ma non è tutto. Prima dell'escalation del 28 febbraio, da Hormuz transitava il 20% del petrolio consumato nel mondo, oltre al 19% del gas naturale. Di più, venivano trasportati anche gasolio, carburante per gli aerei, fertilizzanti, semiconduttori, alluminio, sostanze chimiche di base per l’industria farmaceutica. Come è noto, nelle ultime settimane il traffico di queste materie prime si era quasi completamente fermato.
Di conseguenza, se l'accordo reggerà sarà comunque necessario avviare la bonifica delle acque minate dai Pasdaran. In tal senso, gli Stati Uniti si dicono pronti a intervenire, con una vasta flotta che attende il via libera al largo delle coste dell’Oman. Ma non solo: anche l'Europa, come ricorda, ancora, il Corriere della Sera, potrebbe ritagliarsi un ruolo. Nei giorni scorsi i Paesi del Golfo - in particolare gli Emirati Arabi Uniti -, avevano chiesto a Francia e Regno Unito di partecipare a una missione navale di scorta per petroliere e mercantili, senza attendere la fine delle ostilità. La questione era stata affrontata dai ministri degli Esteri europei durante la riunione della NATO del 21 maggio a Helsingborg, in Svezia. E ora, con una possibile, imminente, intesa, potrebbe essere arrivato il momento di passare all’azione.
Ma non è finita qui. Un altro punto cruciale su cui fare chiarezza sarà, tuttavia, quello del dossier più delicato dei negoziati, ossia la questione nucleare. Come detto, secondo Axios, non è chiaro se l'accordo di 60 giorni affronterà anche le richieste del presidente Trump in materia nucleare. Come ricorda il Corriere della Sera, nella notte tra il 21 e il 22 giugno dello scorso anno, il presidente americano aveva ordinato un pesante attacco contro i principali impianti iraniani, prendendo di mira i siti di Fordow, Natanz e Isfahan. Dopo il blitz, il presidente americano aveva sostenuto che il programma atomico degli ayatollah fosse stato «completamente distrutto». Le cose, però, sono andate diversamente, come dimostra anche la linea tenuta durante i colloqui da Steve Witkoff e Jared Kushner. I negoziatori americani avevano infatti chiesto a Teheran la «chiusura definitiva» dei tre impianti colpiti dai raid
Secondo l’AIEA, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’Iran disporrebbe ancora di circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%: un livello molto vicino alla soglia del 90%, necessaria per la costruzione di un’arma nucleare. Nelle prime fasi del confronto, Washington aveva proposto una moratoria di vent’anni sul programma atomico iraniano. Ciò significa che, per due decenni, gli scienziati del regime avrebbero dovuto interrompere ogni attività legata all’arricchimento. Teheran aveva risposto accettando il principio della sospensione, ma limitandola a cinque anni e ribadendo il diritto dell’Iran a sviluppare energia nucleare per scopi civili.
Secondo diverse indiscrezioni, le due parti avrebbero però trovato una posizione «intermedia», incontrandosi a metà strada. Tuttavia, resta aperta la questione più delicata: chi dovrà custodire le scorte di uranio arricchito? Trump vorrebbe trasferirle negli Stati Uniti: un'ipotesi che, tuttavia, Teheran rifiuta fortemente. Sul tavolo resta anche l’opzione russa: Mosca, infatti, ha dichiarato di poter conservare il materiale nei propri depositi atomici. Ma nulla, al momento, è ancora stato deciso. Proprio per queste ragioni, quello del programma nucleare è uno dei punti più critici dei negoziati. E non è chiaro come verrà affrontato nell'accordo che, tra poche ore, potrebbe essere firmato.
Dal canto suo, Teheran è intervenuta sulla questione del nucleare, smentendo alcune notizie circolate nelle scorse ore. «Ci sono indiscrezioni non ufficiali sui dettagli di un possibile memorandum d'intesa tra Iran e Stati Uniti, che indicano che, nonostante alcune notizie false, l'Iran non ha ancora accettato alcuna proposta riguardante il suo programma nucleare», ha dichiarato Tasnim citando fonti informate, aggiungendo che l'Iran ha anche insistito affinché, nella prima fase successiva alla firma del memorandum d'intesa, almeno una parte dei suoi beni congelati venga sbloccata.
«Una volta firmato il memorandum d'intesa tra le due parti, Washington si impegnerà a sospendere le sanzioni petrolifere contro l'Iran durante i colloqui e la guerra cesserà su tutti i fronti, compreso il Libano. Verrà quindi fissato un periodo di 30 giorni per affrontare le questioni relative allo Stretto di Hormuz e la fine del blocco navale statunitense, mentre contemporaneamente le due parti avranno 60 giorni di tempo per discutere del programma nucleare iraniano», ha riferito a Tasnim la fonte vicina alle Guardie Rivoluzionarie.
