Nomina dei magistrati con sorpresa: «Ma il sistema oggi è al capolinea»

Chi si aspettava una seduta tranquilla – almeno a questo giro, dopo i recenti appelli alla responsabilità lanciati dalle autorità giudiziarie cantonali – è rimasto deluso. Del resto, quando si parla di nomine dei magistrati in Gran Consiglio, la polemica e il colpo di scena sono quasi sempre all’ordine del giorno. Così è stato anche ieri, a cominciare dalla richiesta di rimandare in Commissione giustizia e diritti tutte e undici le nomine su cui il Parlamento era chiamato a esprimersi.
«Logica mafiosetta»
A chiedere il rinvio – poi respinto con 61 voti – sono stati i deputati Giuseppe Sergi (MpS) e Tuto Rossi (UDC). Entrambi hanno argomentato contro quella che hanno definito la «spartizione partitica delle cariche». Sergi ha motivato la richiesta sollevando tre obiezioni: la mancanza di trasparenza sul criterio impiegato dalla Commissione per il preavviso dei magistrati; il rischio che il Tribunale penale cantonale fosse composto esclusivamente da magistrati provenienti dal ministero pubblico; e la presenza, tra i candidati, «di una persona che ha partecipato alla destituzione dei magistrati, i cui posti sono ora in concorso: una circostanza singolare», ha detto, «che non può non suscitare interrogativi».
Simili, nel merito, le argomentazioni del deputato UDC Tuto Rossi, che ha chiamato il Ticino a «crescere». «È ora che nel 2026 il Canton Ticino smetta di essere lo zimbello della Svizzera». Questo cantone, ha detto, è ancora dominato dalla spartizione partitocratica: «I magistrati non vengono proposti secondo il merito, ma secondo la tessera di partito». In nessun altro cantone - ha aggiunto - «la Magistratura è stata svilita così tanto da paragonare la nomina dei magistrati al mercato delle vacche». Il deputato UDC ha quindi denunciato una «logica mafiosetta di spartizione», chiedendo che la Commissione valuti i candidati «senza farsi dettare le scelte dai partiti, sulla base di un innominabile manuale Cencelli». «È ora di diventare grandi», ha concluso.
Balerna fuori dalla giudicante
Come detto, per la proposta di rinvio non c’è stata storia e il plenum ha quindi proceduto al voto sulle undici funzioni messe a concorso. Ed è proprio a questo punto che si è consumato il primo colpo di scena, in particolare con la nomina di uno dei due giudici ordinari per il Tribunale penale cantonale (TPC). Il Gran Consiglio ha infatti seguito solo in parte le indicazioni della Commissione, nominando la giudice straordinaria del TPC Monica Sartori Lombardi (di area liberale radicale) – eletta al secondo scrutinio con 45 voti – al posto del procuratore pubblico e sostituto procuratore generale Andrea Maria Balerna (anch’egli in quota PLR). Confermata, invece, la procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti (in quota Centro), quest’ultima eletta già al primo scrutinio con 55 voti.
I due giudici subentrano così a Francesca Verda Chiocchietti, nominata a suo tempo in quota PLR, e a Siro Quadri (area Centro), destituiti dal Consiglio della Magistratura a seguito del cosiddetto caos al TPC. Sartori-Lombardi e Rigamonti andranno ad affiancare i tre giudici in carica, Marco Villa (area PLR), Amos Pagnamenta (Lega) e Paolo Bordoli (PS). Quanto a Balerna, che di voti (al secondo scrutinio) ne ha racimolati appena 14, non era la prima volta che correva per la carica di giudice d’Appello. L’ultimo tentativo andato a vuoto risaliva a dicembre, quando aspirava ad entrare nella CARP, la Corte di appello e revisione penale.
Francesconi a secco
Il canovaccio della Commissione giustizia e diritti non è stato seguito neppure per la nomina del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Preavvisato Daniele Francesconi (procuratore federale in quota PS) è stata invece eletta, al primo scrutinio con 53 voti, Krizia Kono-Genini (in quota PLR), oggi giudice supplente dei provvedimenti coercitivi. Kono-Genini subentra a Paolo Bordoli, eletto mesi fa giudice del Tribunale penale cantonale.
«Capro espiatorio»
«Devo prendere atto che con una certa area di partito (il PLR, ndr.) ci sono sempre problemi», esordisce il capogruppo Ivo Durisch (PS), da noi raggiunto a margine dei lavori parlamentari. Sulla mancata nomina di Balerna e di Francesconi, aggiunge: «Evidentemente hanno dovuto trovare un capro espiatorio e questo significa che l’interesse reale di garantire una diversità di visioni all’interno della Magistratura viene meno. Pensavo fosse un criterio superiore, ma prendo atto che contano solo i giochi di forza: pertanto questo sistema, ormai troppo esclusivo, non garantisce più la rappresentatività delle diverse sensibilità del Paese».
«Sistema al capolinea»
«Alla prova dei fatti il PLR porta a casa cinque nuovi magistrati, al posto dei quattro previsti nelle discussioni tra i partiti di Governo», commenta invece il capogruppo liberale radicale Matteo Quadranti. «È vero che diventa sempre più difficile andare in aula con un accordo completo, dove le influenze esterne non contano. Credo davvero che questo sia il capolinea per il sistema attuale. Noi avevamo fatto le nostre valutazioni all’interno del partito, cercando di restare compatti, ne è emersa una preferenza – senza nulla togliere agli altri candidati – e le cose sono andate così». Il sistema va rivisto? «Sì. O i partiti riescono davvero a fare il loro lavoro, raccogliendo internamente anche le voci contrarie per poi andare compatti al momento del voto, oppure, se la dispersione è troppa, diventa tutto molto difficile».
Dove le proposte tengono
Il Parlamento era anche chiamato ad eleggere due procuratori pubblici ordinari. Al posto di Moreno Capella (area Centro) passato alla CARP, e in vista delle dimissioni da luglio di Andrea Gianini (area PS), sono stati nominati Monica Snider (in quota Centro) e Margaret Kuelen (in quota PLR). In questo caso, il parere della Commissione non è stato smentito. Entrambe segretarie giudiziarie, Monica Snider è stata nominata con 45 voti, Margaret Kuelen con 52 voti. Tutte e due al primo turno.
Confermate in blocco anche le indicazioni della Commissione giustizia e diritti per quanto riguarda la nomina dei quattro sostituti procuratori pubblici. Il Gran Consiglio ha nominato al primo turno Anita Bernasconi (quota PLR) con 52 voti, e Giorgio Anastasi (quota Centro) con 47 voti. Al secondo turno, invece sono stati confermati Raffaele Janett (in quota UDC, proposto dalla Lega) e Valentina Faggi (quota PS). Il primo con 38 voti, la seconda con 39 voti.
Nessuna sorpresa neppure per il potenziamento della Pretura penale. Il Parlamento ha «seguito» le indicazioni della Commissione che proponeva la nomina di Petra Vanoni. L’attuale pretore del Distretto di Vallemaggia, in quota PLR, ha ottenuto al primo scrutinio 55 voti. L’intesa in questo caso ha retto. Come ha retto anche per la figura del procuratore straordinario. In questo caso è stata nominata Barbara Pezzati, avvocato in quota Centro. La carica avrà durata limitata, fino al 31 dicembre 2028, e servirà uno scopo preciso: consentirà a un procuratore ordinario di staccarsi parzialmente dalla propria attività per seguire l’implementazione del nuovo programma informatico nell’ambito della digitalizzazione della giustizia presso il Ministero pubblico.

