Società

Ticinesi mammoni ma non troppo

Il luogo comune dice che il popolo che lascia la casa dei genitori più tardi è quello italiano, ma anche i ticinesi hanno questa fama all’interno della Svizzera – Come stanno, davvero, le cose?
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Stefano Olivari
24.05.2026 06:00

Quale è il popolo più mammone? Il luogo comune direbbe gli italiani, ma anche i ticinesi hanno questa fama all’interno della Svizzera. La realtà è che se in Italia si lascia la casa dei genitori in media a 30,1 anni in Ticino lo si fa a 24,4, contro ad esempio i 22,5 della Svizzera tedesca. Fenomeni che di solito si collegano a fattori economici, anche se si tratta di una verità parziale. Ma al di là del nostro orticello come stanno le cose nel mondo? Chi sono i veri mammoni?

Europa

Secondo i più recenti dati Eurostat, parliamo quindi del 2024 completo, l'età media in cui i giovani dell'Unione Europea lasciano la casa dei genitori è di 26,2 anni. Una media che nasconde, però, un continente spaccato in due: al nord e a ovest i ragazzi se ne vanno presto, altrove tardi. Non aggiungiamo il ‘troppo’ né al presto né al tardi… La Finlandia guida la classifica con 21,4 anni, seguita dalla Danimarca (21,7), dalla Svezia (21,9) e dall'Estonia (22,4), mentre i Paesi Bassi e la Francia si attestano intorno a zona 24. Clamorosamente diverso il quadro a sud e a est, copn la Croazia campione (si fa per dire) con i suoi 31,3 anni, seguita dalla Slovacchia (30,9), dalla Grecia (30,7), dall'Italia (30,1) e dalla Spagna (30,0). A prescindere dalle opinioni fanno impressione quei dieci anni di vita autonoma fra il finlandese e il croato.

Italia

Certo non è che i croati siano nell’immaginario collettivo internazionale come simbolo di attaccamento alla famiglia. Tuttora è più facile associare questo atteggiamento all’Italia, forse condizionati dalle migliaia di film sul tema, dai Vitelloni di Fellini in giù. Prima dei trent'anni meno di un giovane italiano su tre ha già abbandonato il nucleo familiare e tra i 25 e i 29 anni il dato è ancora più clamoroso nel confronto con il mitizzato Nord Europa, dove in quella fascia d'età la percentuale di chi vive ancora coi genitori è tra il 4% e il 12%, mentre in Italia supera abbondantemente il 50%. Va detto che l'Italia ha storicamente avuto tassi di disoccupazione giovanile tra i più alti d'Europa. Nel 2023 il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni era ad esempio del 22,9%, quasi otto punti sopra la media UE del 15,1%: numeri che qualcosa spiegano.

Ticino

In questi confronti fra Italia ed Europa il Ticino si trova spesso in una posizione strana, a volte sorprendente visto che in certe situazioni i fattori culturali assorbiti da una zona si scontrano con quelli economici di un’altra. L'Ufficio federale di statistica svizzero ha pubblicato nel 2025 un'analisi aggiornata che confronta le diverse regioni linguistiche, da cui risulta che il 50% dei giovani ticinesi ha lasciato il nido familiare a 24,4 anni, contro i 22,5 della Svizzera tedesca e i 22,8 della Svizzera francese, per una media nazionale che si attesta intorno ai 23,7 anni. Insomma, i ticinesi escono di casa dopo gli svizzeri di lingua tedesca e francese ma molto prima degli italiani. Per capire il divario Ticino-Italia bisogna guardare fondamentalmente a tre fattori: il sistema di formazione, il mercato del lavoro e la cultura, in quest’ordine di importanza. È quasi superfluo sottolineare l’importanza dell’apprendistato professionale, che in Italia di fatto non esiste, per formare diciotto-diciannovenni già in grado di mantenersi da soli. Allora perché la differenza con la Svizzera tedesca? Probabilmente perché il Ticino ha un tasso di scolarizzazione liceale e universitaria più alto della media svizzera: in parole povere chi va avanti a studiare rimane in casa, o a carico dei genitori nel caso si trasferisca, più a lungo. Non è sbagliato pensare che queste differenze dipendano anche da un rapporto fra salari e costo della vita più basso che in altri cantoni.

Donne

I fattori culturali sono difficili da misurare, ma certo in Italia e in Canton Ticino la permanenza nella casa dei genitori ben oltre i 20 anni non è vista come un fallimento personale, al massimo è qualcosa su cui ironizzare (ma non troppo perché sono tutti suscettibili, genitori e figli). La grande costante europea è che ovunque le donne se ne vanno di casa prima degli uomini: nel 2024 in media a 25,3 anni, con gli uomini a 27. Un gap di circa due anni che si mantiene abbastanza stabile in quasi tutti i paesi: in Italia le donne escono a circa 29,1 anni, gli uomini a quasi 31, mentre in Svizzera per gli uomini ci vogliono in media 23,4 anni contro i 21,9 anni per le donne. Non occorrono numeri su numeri per capire che il matrimonio, o comunque la formazione di una coppia, vede nella maggior parte dei casi la donna più giovane dell’uomo. Il che porta a una considerazione antipatica: le donne escono di casa prima non perché siano più autonome o libere, ma perché a volte si spostano dalla dipendenza dai genitori a quella dal partner, cercando di sfuggire anche alla pressione sociale che nel loro caso rema contro la permanenza in casa troppo a lungo. I due estremi sono quelli della della Macedonia, dove gli uomini escono di casa a 35,7 anni e le donne a 28,4, e della Svezia, con la differenza di genere che è questione di decimali.

Boomerang americano

Difficile confrontare l’Europa con il resto del mondo, un po’ per mancanza di dati e molto perché il confronto fra culture troppo lontane perde di senso. Interessante comunque il caso degli Stati Uniti, con il loro mito dell'indipendenza radicato nell'immaginario nazionale, che hanno sviluppato un loro approccio: i ragazzi americani escono di casa presto, spesso per andare all'università (che in molti casi implica una separazione fisica dalla famiglia), ma poi a volte ci tornano per poi andarsene successivamente. Il Bureau of Labor Statistics americano indica che l'età media per lasciare definitivamente la casa dei genitori si è spostata intorno ai 27 anni, con circa un terzo (32,5%) degli adulti tra i 18 e i 34 anni che vive ancora nella casa dei genitori secondo i dati del Census Bureau del 2024. Nel New Jersey, questa percentuale sale addirittura al 44%. Il paradosso dell’americano mammone suo malgrado è che la cultura valorizza l'indipendenza precoce in modo esplicito ma le condizioni economiche (come il debito studentesco astronomico, per legarci al discorso universitario) rendono sempre più difficile mantenerla. Questo schema del boomerang, frequente anche in Australia, Canada e Regno Unito (dove i ritorni in casa vengono ironicamente definiti con l'acronimo KIPPERS, Kids in Parents' Pockets Eroding Retirement Savings), è diverso dal modello italiano di permanenza ininterrotta, ma all’atto pratico produce le stesse tensioni.

Resto del mondo

Il Giappone ha coniato un termine ad hoc per chi non lascia la famiglia: parasaito shinguru, letteralmente ‘single parassita’. Non un complimento, quindi. Si tratta di giovani adulti, non disadattati ma spesso professionisti con un reddito, che scelgono di vivere coi genitori per mantenere un tenore di vita più alto, delegando loro le faccende domestiche e le spese principali. Fa eccezione Tokyo: la città è piena di giovani provenienti dalle province che si trasferiscono da soli appena possono, creando un dualismo interno al paese tra le metropoli, che favoriscono l'indipendenza, e le aree rurali, dove la convivenza multigenerazionale è la norma. In Corea del Sud si vive di solito con i genitori fino al matrimonio (gli uomini anche a causa del lunghissimo servizio militare obbligatorio) e il sistema educativo locale, con la sua pressione estrema, produce giovani che arrivano all'università già esauriti e dipendenti dal supporto familiare. L'età media di uscita dalla famiglia è difficile da comparare direttamente con i dati europei, ma diversi studi la collocano intorno ai trent’anni. Impossibile fare confronti con gran parte dell’Asia e soprattutto dell’Africa, dove la convivenza multigenerazionale non è mai stata concettualizzata come problema e non è nemmeno un tema di discussione. Anzi è la norma, addirittura il segno di una famiglia funzionante: il figlio che non si prende cura dei genitori anziani vivendo con loro, o viceversa se il figlio ha bisogno, è socialmente stigmatizzato. E quindi? Il problema, questo sì comune a tutti paesi del mondo, non sono le statistiche sull’uscita di casa, ma che l’uscita o la permanenza siano frutto di una libera scelta.