«La repressione di Lukashenko non risparmia artisti e scrittori»

Bielorussia

La ricercatrice londinese Tatiana Movshevich parla della campagna di Amnesty International in solidarietà ai manifestanti che chiedono nuove elezioni e la liberazione dei prigionieri politici

«La repressione di Lukashenko non risparmia artisti e scrittori»
Bandiere biancorosse contro il regime di Lukashenko.  ©AP/TUT.BY

«La repressione di Lukashenko non risparmia artisti e scrittori»

Bandiere biancorosse contro il regime di Lukashenko.  ©AP/TUT.BY

«L’intensificarsi della repressione messa in atto dal regime di Alexander Lukashenko in Bielorussia tocca tutti gli strati della società e non risparmia il mondo della cultura e dello spettacolo, che ne risulta minacciato alle fondamenta». A parlare è Tatiana Movshevich, ricercatrice di Amnesty International con sede a Londra. Qual è la situazione attuale nel Paese dell’Est è presto detto. Dal 9 agosto scorso, con la conferma di Lukashenko alla presidenza per il ventiseiesimo anno consecutivo, la rivolta pacifica contro quella che la maggioranza dei bielorussi e l’Occidente ritiene un’elezione truccata è stata, e continua a essere, brutalmente repressa. Ma se i manifestanti, in tutte le città del Paese, da quell’elezione contestata, non hanno smesso neppure un giorno di marciare nelle strade contro la dittatura, questa, spiega Movshevich, ha «ulteriormente alzato il tiro intensificando il soffocamento di ogni forma di dissensoo sospetta tale».

Arresti e torture

Quel che è peggio è che, come denunciano anche altre associazioni umanitarie, le autorità bielorusse tramite la Polizia del regime - gli inflessibili Omon che eseguono gli arresti con l’appoggio di sedicenti agenti in borghese - «non si fermano neppure davanti alle torture e agli stupri». Nella lista delle vittime di questa implacabile offensiva, si diceva, «non sono risparmiati gli artisti, i musicisti; ma anche gli scrittori, gli attori, gli sportivi e i giornalisti», prosegue la nostra interlocutrice. Tutte categorie professionali nelle quali uomini e donne con una scusa qualsiasi (sotto la legislazione amministrativa) hanno perso il lavoro, se non sono stati arrestati, processati e condannati con sentenze farsa».

È quanto è accaduto, negli scorsi giorni, al batterista Alyaksei Sanchuk, uno dei musicisti contro cui i giudici hanno emanato un verdetto di tre anni di prigione per avere suonato in margine a una manifestazione di protesta. La lista dei rappresentanti del mondo dello spettacolo e della cultura arrestati, e in parte condannati a pene detentive o pecuniarie, è lunga. Ne fanno parte ancdhe la cantante-ballerina Vola Semchanka, l’attore Illya Yasinski e lo scrittore-cantante Andrus Tokindang, solo per citarne alcuni diventati, loro malgrado, protagonisti delle cronache più recenti.

Dissidenti messi fuori gioco

Dopo aver fatto piazza pulita degli oppositori, finiti praticamente tutti in carcere (rischia cinque anni la bionda «pasionaria» Maria Kolesnikova) o fatti espatriare (come la leader dell’opposizione Svetlana Tikhanovskaia contro cui è stato emanato un mandato di cattura), alcune settimane fa sono state condannate a tre anni di reclusione anche due giornaliste della tv Belsat, non allineate con il potere. Queste ultime, Yekaterina Andreeva e Darya Chultsova, l’anno scorso avevano firmato un servizio giornalistico sulle manifestazioni di massa ritenuto di parte. Un «destino» toccato a decine e decine di rappresentanti della stampa. «A volte - aggiunge Movshevich - è sufficiente trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato: la polizia ferma le persone in strada, giovani (anche monirenni), anziani, donne, persone di tutte le età e le porta via senza spiegazione».

Per sensibilizzare su quanto sta accadendo in Bielorussia, Amnesty International, lo scorso gennaio, ha lanciato la campagna mondiale di solidarietà per il popolo bielorusso intitolata #StandWithBelarus (sostieni la Bielorussia). «È un modo per fare sentire la vicinanza di tutte le nazioni civili ai bielorussi, di cui secondo stime sono finite dietro le sbarre 27.000 persone dall’inizio delle proteste. Una prima petizioneonline lanciata in precedenza è stata firmata da 200.000 persone di 185 nazioni. «Un’adesione enorme», che si pone in sintonia con le manifestazioni di sostegno in corso anche nella diaspora in tutti i Paesi democratici», conclude Tatiana Movshevich. Chi sostiene la nuova campagna di Amnesty può postare un fiore virtuale sui social media (Facebook, Twitter, Instagram) e un proprio messaggio, che può avere un suo peso nella vita di un popolo messo alle strette da una dittatura di stampo sovietico.

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