In questi giorni gli scienziati, i governi, l’ONU, i leader religiosi e politici e la nostra gioventù (insomma: la parte migliore dell’umanità, quella che ci dà speranza) stanno lanciando appelli perché si cambi finalmente rotta e si imbocchi decisamente la strada verso un’economia sostenibile, unica maniera per scongiurare la catastrofe umana, ambientale e climatica a cui il mondo pare avviato.
Il problema, come è noto, sta nella difficoltà di passare dai proclami all’azione concreta sul territorio, perché – come diceva uno slogan ormai datato ma sempre valido – occorre pensare globalmente ma agire localmente.
E il locale concreto che vorrei proporre alla riflessione dei lettori è un progetto da 450 milioni di franchi di investimenti pubblici e privati chiamato “Polo sportivo e degli eventi” a Lugano-Cornaredo. Eh sì, perché accanto al nuovo stadio e a un palazzetto dello sport, che nessuno, ma proprio nessuno contesta, si intendono costruire due mastodontici edifici alti 45 metri e larghi di più, quattro enormi palazzine per uffici o abitazioni, nuovi autosili, un ulteriore edificio per trasferire la polizia comunale e un altro per usi commerciali non ben definiti. Per di più in un contesto di calo della popolazione, aumento degli appartamenti sfitti e debito pubblico in forte impennata a causa della delicata situazione in cui ci troviamo. Ma non è tutto: per fare questa gigantesca speculazione a beneficio di investitori privati (su terreni assegnati loro dal Comune) occorre costruire un secondo centro sportivo al Maglio di Canobbio per le squadre giovanili e il FC Rapid.
C’è da sperare che gli sforzi di coloro che sostengono il referendum, fra cui le associazioni ambientaliste ATA, STAN e Cittadini per il territorio riescano – malgrado i loro modesti mezzi finanziari– a convincere la popolazione a votare contro il progetto, in modo che questo modo di gestire i beni pubblici cambi e che si applichi finalmente la nostra Costituzione, che impone di pianificare il territorio in modo “appropriato e parsimonioso” (art.75). A beneficio dei luganesi, certo, per un vero polo sportivo sostenibile ed inclusivo, ma anche come segnale che si deve e si può andare verso un’economia più umana, equa e responsabile.

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