Non sono una specialista in materia di aviazione ma, come candidata al Municipio della Città di Lugano e granconsigliera, sento il dovere di proporre soluzioni nell’interesse generale della popolazione, in primis dei dipendenti e delle loro famiglie, ma anche per un impiego giudizioso delle risorse territoriali ed economiche disponibili, nonché tutte le attività correlate e le aziende che operano sull’aeroporto e la cui attività dipende esclusivamente dall’esercizio aeroportuale. Alla politica compete proprio questo e da questo devono partire i ragionamenti principali.

Alcuni sottovalutano il ruolo che l’aviazione gioca in Svizzera: basti pensare che il 40% del valore economico delle esportazioni è fatto per via aerea e che più di un terzo dei turisti che visita la Confederazione arriva in aereo. Evidentemente questi flussi sono concentrati sui tre aeroporti nazionali ma sono dati importanti da tenere a mente.

È inoltre importante ricordare che quando parliamo dei due aeroporti cantonali di Lugano e Locarno, parliamo anche di centinaia di giovani ticinesi che hanno fatto la gavetta e ora volano in tutto il mondo, nelle forze aeree o nei trasporti di persone e merci con elicotteri. Pensiamo per esempio ad Avilù che forma annualmente circa 80 piloti i quali trovano poi occupazioni in diverse compagnie aeree. Accanto alla professione di pilota ce ne sono altre di grande importanza, da quelle svolte alle due torri di controllo a quelle legate alla manutenzione e altre ancora. Tutte attività che in caso di chiusura della struttura andrebbero perse o trasferite altrove. Questo è un Ticino di cui dovremmo essere fieri: operoso, formato da seicento ticinesi che giorno per giorno offrono le loro competenze per fornire prestazioni di mobilità che solo l’aviazione permette.

L’aeroporto di Lugano per quarant’anni è stato a tutti gli effetti nella rete europea della mobilità regionale. L’avvento dei «low cost» prima e della rete ferroviaria ad alta velocità poi, ha moltiplicato le possibilità di spostamento delle persone nei primi 200-300 chilometri al punto da modificare strutturalmente l’importanza dell’aereo. In una recente intervista il professor Andreas Wittmer, direttore del Centro di competenza dell’aviazione civile dell’Università di San Gallo, ha evidenziato la necessità che la struttura gestionale degli aeroporti regionali debba subire profonde modifiche.

Il nostro aeroporto, primo aeroporto regionale svizzero in termini di passeggeri trasportati fino a pochi anni fa, forse è stato vittima del proprio trentennale successo e non ha pienamente recepito le modifiche strutturali del settore. Gli altri aeroporti regionali svizzeri, Berna e San Gallo-Altenrhein in testa, hanno reagito prima e stanno implementando modelli di gestione centrati sulle loro specificità. A Berna sono riusciti, a differenza di Lugano, ad avere una pista più lunga, mentre a San Gallo hanno lavorato strettamente con il vicino aeroporto di Zurigo-Kloten, ritagliandosi il proprio spazio per i voli di linea dalla Svizzera orientale e Austria occidentale con Vienna. Entrambi, oltre tutto, hanno una gestione privata con buone relazioni con enti pubblici e il mondo economico. Purtroppo il non essere riusciti negli anni passati a concretizzare l’allungamento della pista, come realizzato in altri aeroporti, si sta dimostrando oggi un fattore negativo, come la non apertura della gestione ai privati.

È chiaro, la concessione dei crediti non sarà la panacea dei problemi dell’aeroporto di Lugano, che dovrà guardare con attenzione le future sfide, come l’avvento dell’AlpTransit. Questo significa che si dovranno ridimensionare i servizi base e come sindacalista conosco da vicino cosa ciò significhi. Chi ha fatto, fa e farà questo lavoro deve però avere un aeroporto regionale che sia tale per le capacità operative. Innanzitutto è importante l’allungamento della pista a sud e l’ammodernamento dei sistemi di avvicinamento strumentale. Questo per permettere un nuovo modello di gestione con un importante coinvolgimento dei privati, per sfruttare appieno tutte le potenzialità dell’aeroporto. Importante inoltre sviluppare sinergie anche con l’aeroporto di Locarno. Il pubblico resterebbe a garanzia delle infrastrutture globali, della forza lavoro e a tutela del territorio coinvolto.

Con queste premesse è evidente che le due concessioni dei crediti necessari alla gestione dell’aeroporto a corto termine vanno confermati senza se e ma. In caso contrario la chiusura è certa e lo spazio per nuovi e concreti progetti non ci sarà più. Votiamo quindi sì ai due crediti.

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