Vorrei condividere una riflessione riguardo all’articolo “attenti al lupo” di Moreno Bernasconi pubblicato a pagina 6 nel numero del 28 settembre 2021.

Sono un giovane. Mi considero un “ambientalista per necessità”, ovvero, forzato dalle attuali condizioni ecologiche alle quali il mio futuro è affidato.

Tralasciando le catastrofiche proporzioni della crisi climatica, la seconda grande crisi che stiamo vivendo, la perdita di biodiversità, è allarmante. Secondo dati recenti, negli ultimi 40 anni, approssimativamente, due terzi delle specie selvagge sono scomparse. La Commissione Europea ha stimato un tasso di estinzione tra 100 e 1000 volte più elevato rispetto all’epoca antecedente alla civilizzazione. Il periodo temporale in cui stiamo vivendo è considerato come il più grande evento di estinzione da quando i dinosauri sono scomparsi, 65 milioni di anni fa. In Svizzera, l’ufficio federale dell’ambiente dichiara come “insoddisfacente” il livello attuale della biodiversità e la necessità di “ingenti investimenti” per rigenerare ambienti naturali compromessi. Tutto ciò a causa dello “sfruttamento intensivo del territorio e delle acque” (e dell’inquinamento) da parte nostra e della nostra necessità di sfamarci tutti.

Diverse ricerche dimostrano come gli animali all’apice della catena alimentare possano avere un effetto benefico sull’intero ecosistema. Per questo motivo si è iniziato a discutere sulle necessità di reintrodurre i grandi predatori negli ambienti naturali. Citando il giornalista George Monibot, il problema è che ora la tendenza è quella di gestire questi territori come si gestisce il proprio giardino, limitando le possibilità della natura di trovare la propria strada che consentirebbe di rigenerare nuovi ambienti complessi in grado di resistere a futuri eventi estremi, tra cui il cambiamento climatico.

Le Nazioni Unite indicano come la biodiversità, gli ambienti naturali, e più in generale la natura “sostiene la nostra società ed è alla base della nostra economia”. Ecco che, trovandoci in una crisi ambientale di queste proporzioni e da cui il futuro di noi giovani dipende, l’opposizione degli ambientalisti locali all’abbattimento dei due giovani lupi nel Giura vodese possa trovare qualche giustificazione. Che siano condivise o meno le condizioni poste dalle autorità federali, il non sbagliare è un requisito minimo per i cacciatori.

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