In occasione dell’8 marzo il Municipio di Bellinzona si appresta a dedicare due strade della città a due donne. Il tutto in pompa magna (elezioni comunali oblige) con cerimonia ufficiale, discorsi e l’immancabile rinfresco...

E forse tanta ufficialità è anche giustificata: in effetti questa iniziativa risulta essere, purtroppo, l’unica che questa legislatura potrà vantare come iniziativa a favore delle donne. Un bilancio tutt’altro che lusinghiero...

Anche perché, è bene ricordare, come lista MPS-POP-Indipendenti abbiamo più volte fatto proposte che andavano nel senso di migliorare concretamente la vita delle donne che abitano e lavorano nella nostra città.

Non erano certo iniziative rivoluzionarie o femministe radicali, ma, come vi era da attendersi, nessuna di queste ha trovato il sostegno del Municipio e del Consiglio comunale.

Qualche esempio, giusto per rinfrescare la memoria in occasione della discussione sul regolamento comunale abbiamo proposto un emendamento per prevedere che i posti di responsabilità potessero essere occupati anche da personale occupato a tempo parziale, introducendo la modalità di lavoro definita Jobsharing.

Una proposta che avrebbe permesso anche alle donne di avanzare in carriera senza dover necessariamente scegliere, come accade oggi, tra famiglia o lavoro. Ebbene, è stato proprio il sindaco Mario Branda a spiegare in sede di discussione che si trattava di una proposta inutile perché nell’amministrazione comunale le donne già accedono a posizioni di responsabilità senza problemi.

Altre due mozioni chiedevano un intervento comunale a sostegno delle donne vittime di violenza con l’apertura di uno sportello di ascolto, la creazione di posti di protezione e la messa in atto di una campagna di prevenzione e l’introduzione di strumenti di monitoraggio in seno all’amministrazione comunale delle discriminazioni rivolte alle donne (disparità di salario, freno alla carriera, situazioni di molestie, ecc.).

Tutte proposte rimandate al mittente perché sostanzialmente, sostiene il Municipio ed il Consiglio Comunale, non necessarie in quanto sembrerebbe proprio che il problema delle discriminazioni di genere e della violenza non esista o, comunque, sia già sufficientemente affrontato dalle autorità e dai servizi cantonali. Sicuramente si tratta di alcune occasioni perse per rendere Bellinzona una città più a misura dei bisogni e delle esigenze delle donne. Una città che faccia della lotta alle discriminazioni, alla disuguaglianza e alla violenza di genere una delle sue priorità.

Ma, forse, da un Municipio di soli uomini non ci si poteva aspettare di meglio!

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