In un servizio del Corriere del Ticino abbiamo visto un Renzetti rilassato a bordo del suo pool enorme: obiettivo raggiunto! Venduto il suo club - e quasi assicurato la pianificazione controversa del NQC! Rilassati però anche noi che abbiamo osservato lo sviluppo della faccenda con scetticismo e con sempre la domanda in mente di come si arriva a vendere un club che non rende e non ha un pubblico, senza manovre problematici. Sembra che Renzetti sia riuscito. Felicitazione!

D’altra parte, si domanda che cosa può aver portato l’italo-americano Joe Mansueto, certamente anche lui un professionista e uno che sa fare, ad acquistare un club al bordo del fallimento e senza un vero futuro. Perché com’è possibile che il FCL sopravvive nella superleague se la popolazione non libera i 300 o 400 milioni per la costruzione del nuovo stadio? I bianconeri saranno costretti di tornare in challenge league e gli spettatori caleranno a meno di 1000? Beh! Il nuovo presidente si può dire: mi frega dei spettatori a me mi interessano i giocatori - e questi si piò scoprire anche a un livello più basso. Do a loro una chance e poi li porta tramite il mio club a Chicago sul mercato internazionale. Vuol dire: fatte voi che volete, un nuovo stadio io non l’ho bisogno! Visto sotto quest’angolo l’acquisto di un club a bordo del fallimento, comunque una struttura, può essere considerato anche come affare. Avrà pagato appena le spese!

Così m’immagino il fine del FCL di Renzetti – infelice d’una parte perché non ci ha portato alle europee come l’abbiamo sognato tutti e comunque saremmo stati disposti ad alzare anche il moltiplicatore di 5 punti per vederlo raggiungere quest’obiettivo; felice d’altra parte, perché libera la politica di una pianificazione sbagliata e l’apra a Cornaredo la strada per la costruzione di vero centro comunale a torno al Cinéstar (museo, palestre, piscina e tutti i servizi di cui la popolazione di Lugano nord ha bisogno) e che ci permette in oltre di mantenere lo vecchio stadio, risparmiandoci in più i 37 milioni per trasferire di campi di alienazione al Maglio.

Ma c’è anche un’altra lettura – ed è questo che ci fa rilassare veramente. L’americano potrebbe dirsi: non voglio solo un club, voglio lasciare anche segno - e profitto della mia libertà di imprenditore per farlo. Il club è una società e dunque posso trasferirla dove voglio. Creo una selezione Ticino e costruisco per quest’associazione un nuovo stadio – ma non a Lugano: a Bellinzona. Mi faccio dare 100 o 120 milioni necessari in diritto di superficie dalle tre o quattro regioni interessati e li regalo poi lo stadio che rimane comunque quello del mio club. Chiamo uno dei grandi architetti internazionali, uno in grado di creare un’arena invidiato non solo dai Zurighesi, ma anche all’estero. Perché le cittadinanze dovrebbero spendere milioni per creare un’infrastruttura che possono sfruttare solo a metà se io posso creare una che serve – e porta vantaggi - a tutti e mettermi allo stesso tempo in possesso di un parco immobiliare redditizia a medio termine?

Dunque, le sofferte di Renzetti comunque una success-story? Grazie Angelo!

©CdT.ch - Riproduzione riservata
Ultime notizie: Opinioni
  • 1