Il commento

I crimini impuniti del regime Maduro

Un rapporto delle Nazioni Unite inchioda il dittatore venezuelano
Nicolas Maduro e gli alti gerarchi del regime venezuelano sono accusati di crimini gravissimi.
Osvaldo Migotto
18.09.2020 06:00

L’anno scorso era stata Amnesty International a lanciare l’allarme. In un dettagliato rapporto dal titolo «Fame di giustizia: crimini contro l’umanità in Venezuela», venivano denunciate le esecuzioni extragiudiziali, le detenzioni arbitrarie, le morti e i ferimenti causati dall’uso eccessivo della forza da parte del Governo Maduro nel contesto di una politica repressiva diffusa a partire almeno dal 2017. Atti che, sentenziava l’ONG per la difesa dei diritti umani, «possono costituire crimini contro l’umanità». Ora sono le Nazioni Unite a confermare la gravissima accusa: Nicolas Maduro ed il suo Governo hanno commesso crimini contro l’umanità. È quanto emerge da oltre un anno di indagini condotte da un team istituito dal Consiglio ONU per i diritti umani. Nel rapporto, reso pubblico in questi giorni, vengono denunciate le violenze commesse a partire dal 2014 contro gli oppositori del regime. Ne emerge un quadro di «uso sistematico di torture e omicidi». Che Maduro e i suoi ministri (dell’Interno e della Difesa) «hanno ordinato o contribuito a ordinare», si legge tra l’altro nel documento.

Il team di investigatori dell’ONU guidati dall’avvocato portoghese Marta Valinas, ora chiede agli altri organismi internazionali, tra cui la Corte penale internazionale (CPI), «azioni legali contro le persone responsabili di queste violazioni e crimini». Con questo rapporto delle Nazioni Unite cambierà qualcosa in Venezuela? Lo abbiamo chiesto a Gonzalo Himiob Santomé, attivista e avvocato venezuelano fondatore della ONG «Foro Penal» che fornisce assistenza legale alle persone detenute arbitrariamente. Per questo è stato minacciato e perseguitato dal regime a più riprese. Secondo Santomé il rapporto presentato dall’ONU rappresenta una svolta molto importante per la difesa dei diritti umani in Venezuela, in quanto per la prima volta vengono segnalati con nome e cognome i presunti responsabili di crimini contro l’umanità. Ora, come sottolinea l’attivista venezuelano, toccherà alla comunità internazionale rivedere le relazioni con gli alti gerarchi del Governo indicati come probabili responsabili di crimini contro l’umanità. Spetterà poi alla CPI assumere un ruolo significativo in questa vicenda. Anche se, precisa Santomé, il rapporto presentato dall’ONU non obbliga tale Corte a intervenire automaticamente sulla base delle denunce fatte dagli investigatori. La CPI potrebbe richiedere indagini addizionali prima di aprire un procedimento penale.

Dal canto suo il dittatore venezuelano nega le accuse nei confronti del suo regime, anche se il dettagliato rapporto degli investigatori dell’ONU si basa su oltre 270 interviste a distanza (viste le difficoltà a muoversi liberamente in Venezuela) con vittime, testimoni, ex funzionari statali e sull’analisi di documenti riservati. Per piegare il regime di Caracas le pressioni della comunità internazionale restano pertanto la via più diretta, visto che l’ex autista di bus non ne vuole sapere di cedere il potere. Anche l’indulto annunciato nelle scorse settimane per 110 prigionieri politici si è rivelato un subdolo tentativo di dividere l’opposizione tra chi è favorevole alla partecipazione alle legislative del 6 dicembre e chi le giudica una farsa. Tra l’altro, dei 110 carcerati rimessi in libertà, solo 53 erano prigionieri politici. Sono molti i dissidenti restati dietro le sbarre, mentre Maduro, per preparare una facile vittoria del suo partito nel voto di dicembre, ha già fatto eleggere un nuovo Consiglio nazionale elettorale a lui favorevole e ha fatto destituire i leader dei due principali partiti d’opposizione.