Mancano ancora pochi giorni alla votazione sull’Iniziativa popolare “Per cure infermieristiche forti” e desidero prendere posizione su questo tema quale infermiere anestesista, soccorritore e dal 2019 deputato in Gran Consiglio.

Premetto che svolgo questa affascinante professione da più di 20 anni e il fatto di essere d’aiuto alle persone e ai pazienti mi dà molte soddisfazioni che poi si riflettono nel mio quotidiano.

Pazienti (donne, uomini, bambini, anziane e anziani) che in questo caso non hanno partiti o schieramenti politici perché ognuno di noi desidera solo essere curato nel migliore dei modi e assistito con professionalità in un momento particolarmente delicato della propria vita ... e l’infermiera e l’infermiere con i medici e gli altri operatori sanitari svolgono una funzione centrale. Lo abbiamo visto e sottolineato in questo periodo di COVID che, ricordo, non è ancora finito. Proprio in questi ultimi giorni di ripresa importante dei contagi, ci stiamo rendendo conto di non avere a disposizione un numero sufficiente d’infermieri. Bisogna fare salti mortali per coprire i vari turni di lavoro. Alcuni istituti di cura, per sopperire alla carenza di personale (in quarantena o in isolamento), hanno nuovamente dovuto ricorrere all’impiego di personale avventizio come lo scorso anno.

Sostengo l’iniziativa perché credo che il controprogetto sia veramente insufficiente per garantire un futuro al nostro sistema sanitario. Il controprogetto aiuta sì in modo tangibile alla formazione con una cifra non indifferente, suddivisa tra Confederazione e Cantoni, ma risulta non adeguato alle condizioni di lavoro per il personale infermieristico. Peccato che ci sono dei politici che sostengono il contrario!

Un problema, spesso sottovalutato, è dato dal fatto che un’infermiera o un infermiere non resiste in media più di 14 anni nella sua funzione poiché spesso va incontro alla sindrome di burnout o a problemi fisici dovuti al carico eccessivo di lavoro.

È quasi paradossale che si debba diminuire la percentuale di occupazione per poter rimanere nell’ambito delle cure!

Inoltre la sanità coinvolge molte donne che devono spesso rinunciare a formazioni o specializzazioni per difficoltà nel conciliare famiglia e lavoro.

Il bello della nostra professione è che, dopo aver effettuato la formazione di base, ci si può specializzare nelle urgenze, nella pediatria, nell’oncologia, nella geriatria, nella psichiatria ecc. purtroppo senza però riuscire a concretizzare appieno quello che si è imparato poiché non ci sono le condizioni quadro ideali per una funzione sempre più burocratica e sempre meno vicina al paziente. L’ascolto è fondamentale per comprendere le problematiche e i bisogni del malato!

Se non si interviene in modo incisivo a favore del settore infermieristico sostenendo l’iniziativa credo che il futuro delle cure e della sicurezza dei pazienti vada deteriorandosi e quindi, come si dice bene in medicina: prevenire è meglio che curare.

Alex Gianella, Gran Consigliere PLR e Infermiere Anestesista

©CdT.ch - Riproduzione riservata
Ultime notizie: Opinioni
  • 1