Si celebra quest’anno a Lugano un anniversario tanto discreto, quanto ricco di significati. Venerdì alle 20.00 all’auditorium dell’USI si terrà la cerimonia di consegna del Premio di giornalismo della Svizzera Italiana, giunto senza trionfalismi alla sua decima edizione. Il Premio, promosso dall’Associazione Ticinese dei Giornalisti e da BancaStato - e patrocinato dal consigliere di Stato capo del DECS Manuele Bertoli - nacque nel 2001 grazie ad una intuizione dell’allora presidente dall’ATG Aldo Bertagni, che aveva avvertito il bisogno di indire un concorso che contribuisse a promuovere il giornalismo di qualità e che assieme servisse da vetrina per i giovani colleghi meritevoli di sostegno. Il Premio venne subito sostenuto da una pattuglia di «padri nobili» del giornalismo ticinese (Enrico Morresi, Marco Blaser, Saverio Schnider e Monica Piffaretti) che con Bertagni costituirono la prima giuria. Va ricordato che fino all’ottava edizione il Premio era sostenuto da Corner Banca, che si assunse gran parte dell’onere della manifestazione e il montepremi di 15.000.- franchi.

Nel corso di questi anni il premio è cresciuto e rappresenta un appuntamento biennale importante per il giornalismo della Svizzera italiana; oltre a costituire un momento di festa in cui trovano spazio tutti gli strumenti con cui si esercita oggi la professione (stampa scritta, radio, televisione, fotografia e on-line). Ci si può ovviamente chiedere, e anzi è sempre doveroso farlo, se serve davvero un Premio di giornalismo o se è solo un avvenimento celebrativo o peggio autocelebrativo. La risposta sta da una parte nella qualità stessa del Premio, i cui primi garanti sono l’autorevolezza della giuria (quest’anno la presiede Roberto Antonini) e la libertà assoluta di cui essa gode; ma direi che il senso di questa manifestazione la si trova anche nelle difficoltà che il giornalismo svizzero vive in questi anni e che, nel suo piccolo, il Premio cerca di combattere e di controbilanciare. In questo senso, un premio che vuole promuovere il giornalismo rigoroso, efficace e capace di comunicare con un pubblico il più largo possibile è sicuramente un antidoto rispetto alle tendenze all’uniformazione e alla perdita di pluralismo. E infatti il Premio in questi venti anni ha avuto il merito non solo di promuovere il meglio del giornalismo ticinese, soprattutto in ambiti delicati e sensibili quali l’approfondimento e l’inchiesta; esso si è sforzato anche di scovare e di portare alla luce ottimi lavori pubblicati da organi di stampa apparentemente minori come la stampa sindacale o pezzi di colleghi scrivono per piccole realtà regionali o di valle.

Che questo Premio possa continuare a dare il suo discreto e prezioso contributo a far crescere il giornalismo della Svizzera italiana.

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