Ho assistito con interesse a Democrazia Diretta lunedì sera. Non entro nel merito degli argomenti delle parti; tuttavia sono rimasto alquanto stupito quando Eugenio Jelmini, a proposito dell’appoggio al PSE da parte delle società sportive luganesi, ha affermato che tutte e tutti sono a favore «a parte un membro di comitato del FC Rapid», ossia il sottoscritto. Da una parte tutti, dall’altra io; da una parte il 99,9%, dall’altra lo 0,1%, come nella Bulgaria del non bel tempo sovietico che fu.

Mi permetto quindi una precisazione. Non so che informazioni abbia il mio ex collega - da cui, sia detto per inciso, visto gli insulti e le minacce che da settimane mi piovono addosso mi sarei aspettato almeno mezza parola di solidarietà - né se davvero conosce tutti e tutto delle oltre cento società sportive di Lugano e dintorni per asserire una cosa simile così perentoriamente. Io nel mio piccolo non ho la presunzione di cotanta scienza e conoscenza, anche se qualcuno in 50 anni di attività sportive in vari ambiti e a vari livelli conosco. Posso comunque assicurargli che il consenso sportivo al PSE non è così diffuso e radicato come forse un po’ imprudentemente ha affermato (del resto fortunatamente viviamo in Svizzera, non in Bulgaria), ma anzi il malessere è più diffuso di quanto si pensi. Diversi infatti saranno gli sportivi che voteranno no, e anche molti favorevoli non nascondo il loro fastidio e il mal di pancia per il progetto, tant’è che, come mi è stato ripetuto più volte in queste settimane, voteranno sì turandosi il naso, non certo per intima convinzione né per i contenuti sportivi del Polo.

Lo confesso: speravo che, indipendentemente dalle intenzioni di voto, il mio uscire allo scoperto potesse spronare altri ad esprimere le criticità che il PSE proprio da un punto di vista sportivo ha, criticità che non verranno certo né cancellate né risolte semplicemente negandole ma che anzi un giorno dovranno venir affrontate (perché non farlo subito allora?); visto quello che ho subito e sto subendo e che era stato da molti profetizzato, capisco tuttavia perché nessuno l’abbia fatto.

Del resto sappiamo tutti che non solo i singoli, ma pure le stesse società sono state oggetto di tali e tante pressioni che esprimere anche solo qualche perplessità era impossibile. In questo senso non credo sia un caso che, tra i vari “amichevoli consigli” ricevuti, c’è stato anche quello di fare attenzione alle possibili ritorsioni verso la società cui sono affiliato da quando avevo 11 anni. Cosa che ovviamente mi auguro non accada.

Sto esagerando? Leggete l’ultimo comunicato del FC Rapid: una dozzina righe iniziali per far sapere a tutti (agli amici degli amici?) che la società è favorevole al PSE – ce n’era bisogno dopo che da settimane si esprime pubblicamente per il sì? - e che io mi sono sempre espresso a titolo personale - cosa che ho sempre specificato - e tre o quattro finali per deplorare gli insulti e le minacce che mi sono stati rivolti. Le priorità sono chiare. Ognuno tragga poi le conclusioni che ritiene più corrette.

Rocco Bianchi

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