Nell’edizione CdT del 23 settembre, il vicesindaco di Bellinzona Simone Gianini chiede di dichiarare nel Canton Ticino l’emergenza demografica e che Consiglio di Stato e Gran Consiglio prendano urgenti misure per ripristinare la crescita demografica necessaria a coprire l’evoluzione della spesa pubblica. Le possibili soluzioni sono sgravi fiscali mirati per attrarre “giovani famiglie con figli”, “massicci investimenti nell’innovazione, creando posti di lavoro per le nuove generazioni” e “marketing territoriale fuori Cantone, con l’obiettivo, come fanno i Cantoni in crescita, di attrarre popolazione attiva”.

Gianini non risparmia poi una frecciatina alla Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT), quando afferma che “un mancato aumento della popolazione ha un influsso vizioso sul meccanismo, se applicato in modo acritico, introdotto dalla legislazione federale sulla pianificazione del territorio: meno popolazione=meno potenzialità edificatorie e quindi fatalmente meno investimenti, meno crescita economica, meno posti di lavoro, ancor meno popolazione e così via”. Come dire: non mettiamo impedimenti alla crescita, nemmeno per proteggere le basi naturali della vita (scopo della LPT).

Ma perché proprio ora questo allarme?

La risposta è semplice. Perché Bellinzona ha bisogno di risorse per realizzare il progetto politico/economico che ha lanciato con tutti i suoi progetti strategici. Se il Vicesindaco arriva con tale grido d’allarme è perché percepisce il sistema andare in sofferenza. Non è certamente un caso che il grido arrivi a pochi giorni dall’annuncio che lo sfitto in Ticino è ancora in aumento (con il sospetto che in certe città sia di parecchio sottostimato e l’aumento nell’ultimo anno di sole 39 abitazioni sfitte a Bellinzona è assai poco credibile), come non è un caso che arrivi con l’annuncio delle FFS di una loro disponibilità a vendere a Città e Cantone parte del terreno che si sono riservate per progetti immobiliari sul sedime delle Officine.

Certo, un sistema va in sofferenza quando non viene alimentato a sufficienza per soddisfare il suo metabolismo. Ma va anche in sofferenza quando viene dimensionato oltre la disponibilità di risorse presenti. Che il Vicesindaco non si sia posto questa domanda, ma abbia preferito criticare i limiti imposti dalla LPT, la dice tutta su quanto il suo pensiero sia ecologico.

Se Bellinzona vuole crescere, perché gli altri non debbono volere lo stesso? Ci ruberemo allora risorse (denaro, aziende, giovani, figli, terra, acqua ...) a vicenda per soddisfare “voglie” sproporzionate? È fatta così la famigerata responsabilità individuale? Bellinzona può desiderare in grande e altri devono cederle risorse per soddisfare i suoi desideri?

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