Cultura è vita, costume, comportamento e patrimonio comune. È anche scelta consapevole, un valorizzare ideali e realtà concrete, un condividere sensibilità e coscienza collettiva di fronte ai problemi umani e sociali che non possono essere ignorati. Ricorrere all’etimologia della parola (colere) ci permette di ricordare l’atto paziente del «coltivare», del «coltivarsi», perché la cultura è un bene primario, un indispensabile motore della storia. È la costruzione del futuro sulle tracce di un patrimonio comune reso fecondo dalle speranze e dai progetti dei cittadini: stare bene insieme, incontrare altri pensieri e altri sguardi, condividere problemi comuni e alleviare sofferenze – anche questo è cultura – coltivando benessere, felicità e cittadinanza.

Giusto quindi investire. I benefici in questi ambiti non sono mai immediatamente quantificabili e si possono fare attendere per un po’ di tempo, ma sono certi. In ogni caso, come lo è l’attenzione fondamentale e urgente per l’ambiente in cui viviamo, la costruzione di una società migliore attraverso la cultura è una priorità. A Bellinzona per le attività culturali è messo a disposizione circa l’1% del budget annuale della Città: questo è ripartito tra il Dicastero della cultura (0,5%), l’Ente autonomo Bellinzona musei (0,4%) e l’Ente autonomo Bellinzona teatro (0,14%). Per l’anno 2018 la spesa pro capite è calcolata in 65 franchi. Questa cifra equivale al costo di due entrate al Teatro Sociale. A titolo di paragone, la Città di Locarno investe il 2,2% del budget annuale alla cultura (più del doppio rispetto a Bellinzona), mentre ad Ascona la spesa culturale per ogni cittadino è di 110 franchi annui (anche qui il doppio).

Sono profondamente convinta, come professionista in ambito culturale, ma anche come mamma e cittadina, che Bellinzona si debba allineare alle percentuali delle altre Città ticinesi. Questo significa raddoppiare il budget annuale in favore della cultura, almeno fino al 2%. Si tratta di promuovere e stimolare, anche attraverso i finanziamenti alle associazioni, un ventaglio più ampio di proposte culturali e aggregative, di scambio intergenerazionale e interculturale, in cui tutte le cittadine e tutti i cittadini, di tutti i quartieri, si possano riconoscere.

È di stretta attualità un’occasione concreta e innovativa che la Città può mettere a disposizione della sua popolazione: l’ex ospedale di Ravecchia, non a caso un luogo di «cura». L’acquisto dello stabile e la sua destinazione a fini culturali deve essere una priorità per il prossimo Municipio. Questo spazio dovrà diventare un campo rigoglioso in cui possano germogliare le culture, un orto e un giardino in cui sia coltivato premurosamente lo scambio intergenerazionale, in cui possano fiorire le preziose espressioni artistiche che già oggi sono proposte dalle associazioni attive sul territorio e da quelle che lo saranno.

Formazione e cultura sono due elementi essenziali della cittadinanza e sono strettamente collegate: si alimentano vicendevolmente e rappresentano dei diritti fondamentali. A entrambe devono perciò essere garantiti i finanziamenti adeguati. Seminare oggi significa avere un buon raccolto domani.

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