La vicenda Djokovic ha portato alla ribalta la gestione dei migranti che intendono cercare «fortuna» in Australia oltre a sicurezza e libertà di espressione, opportunità di lavoro e di famiglia, e la sorpresa che in un altro Paese civile esistono anche i luoghi rinchiusi per i rifugiati a tempo indeterminato e in condizioni al limite della disumanità.

Intendiamoci, la questione migratoria riguarda il mondo intero; i flussi che vanno dall’America centrale agli Stati Uniti, dall’Africa all’Europa, nell’Africa sub-sahariana, nel sud-est asiatico, è praticamente un fenomeno mondiale che gli Stati nazionali da soli non potranno mai risolvere.

Ma la questione Djokovic ha spostato il binocolo verso una parte del globo di cui si sente parlare poco e molti, invece, credono oggi di sapere molto (basta leggere certi commenti sui socials).

A volte in passato non ho condiviso (sono australiano), come ha agito il Governo australiano in vicende come quella della nave norvegese Tampa che nell’agosto 2001 veniva respinta con a bordo 434 persone provenienti dal Medio Oriente (la maggior parte afghani). Nel 2001 erano giunte in Australia circa 5000 persone illegali (boat people) mentre nel 2000 erano state 2900 circa, un notevole aumento per loro.

Fastidioso anche è quando arriviamo in aereo e prima di atterrare sul suolo australiano ci spruzzano addosso materiale disinfettante (o pesticida?) per uccidere batteri invisibili provenienti dall’Asia, Europa e USA.

Ma chi si sognerebbe di sfidare le leggi di un qualsiasi Paese sovrano e democratico?

Sì, certo, anche l’Australia ha avuto nella sua Storia «recente» la vergognosa «White Australia Policy» degli anni ‘60 del XX secolo oppure i campi di internamento dove gli italiani venivano rinchiusi durante la Seconda guerra mondiale perché ritenuti simpatizzanti di Mussolini e alleati di Hitler.

Allo stesso tempo nel secolo scorso però, per sopperire al fabbisogno industriale e alla carenza di manodopera, l’Australia si apriva agli italiani, greci, maltesi, ciprioti, libanesi, turchi, irlandesi e britannici. Oggi è notevole la presenza giapponese, vietnamita e cinese.

Prima del COVID-19 molti dei nostri figli potevano recarsi in Australia con un visto temporaneo di lavoro e di studio compilando formulari e pagando tasse che nessuno si sognerebbe mai di contestare.

Ricordo solo che quando ho lasciato l’Australia nel 1974 c’erano 16 milioni di residenti; oggi ce ne sono circa 27 milioni in una terra grande come l’Europa ma per l’80 percento invivibile, dove bianchi non possono vivere facilmente a causa della scarsità di acqua e di infrastrutture a causa delle immense distanze e delle dure condizioni ambientali ma dove i nostri indigeni esistono da migliaia di anni.

Può essere anche che l’attuale Governo australiano abbia messo in scena la questione per distogliere per qualche tempo la grave situazione COVID dove in questi giorni ci sono file interminabili per ottenere un test del tampone e di far passare l’idea che “occorre convivere con il COVID, ha visto un forte aumento dei contagi e una sempre più spaventata popolazione poco propensa ad uscire e quindi con conseguente diminuzione delle attività economica risultata in un lockdown quasi permanente.

Tornando a Djokovic, una persona famosa che va in Australia almeno una volta all’anno, perché penserebbe di poter aggirare le leggi in vigore? Egli penserebbe di continuare a bypassarle anche per i prossimi tornei in giro per il mondo visto la gravità COVID ancora in corso?

Se Djokovic dovesse giocare gli Australian Open come si comporterà il pubblico? I suoi avversari «vaccinati» accetteranno di giocare con lui o gli daranno partita vinta?

In qualsiasi modo finisca questa vicenda, ne usciremo la maggior parte sorpresi e delusi per aver assistito, con sorpresa, all’inefficienza australiana dovuta a colpe rimbalzate tra Federazione Tennis, Stato federato di Victoria con capitale Melbourne e Stato federale australiano con capitale Canberra; delusi per aver dovuto sopportare le vicissitudini e i vizi di un ricco giocatore di tennis.

Ignorare o tollerare, però, la situazione dei rifugiati in Australia e nel mondo non si può più e, quindi, se lo Sport contribuisse a migliorare le coscienze dei governanti e dei governati a livello mondiale sulla tematica “rifugiati” allora diremo che abbiamo imparato la lezione e ritorneremo ad auspicare di veder giocare sempre e solo un gran bel tennis.

Per chi volesse sapere attualmente quale è la legge in vigore cliccare qui:

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