Di recente il nostro aeroporto sarebbe stato la scena del rapimento internazionale di un minore. Oltre ai media, se ne occupano evidentemente anche i tribunali, e sotto la loro lente finirà probabilmente anche il controllo di polizia nel corso del quale gli autori di questo atto sono passati «inosservati».

Un certo lassismo nei controlli ad Agno non è nuovo, soprattutto da quando a farla da padroni, finiti ingloriosamente i voli di linea, sono i detentori di jet privati o coloro che, grazie a importanti mezzi finanziari, possono fare capo a questo tipo di trasporto. Durante la pandemia, un andirivieni di questi privilegiati trasporti privati ha attirato l’attenzione anche della stampa di oltre frontiera.

Di recente, poi, il Governo cantonale ha respinto i ricorsi del concorso per la gestione dell’aeroporto. E, quasi per magia, i fautori di una privatizzazione dell’aeroporto tirano il freno dicendo che, dopotutto, le cose potrebbero andare bene così come stanno, visto che in questi mesi la situazione finanziaria dello scalo, ora reintegrata nei bilanci ordinari della città, sarebbe migliorata.

Ricordiamo, era settembre del 2019 quando è decollato l’ultimo volo di linea da Agno; ed è dal giugno 2020 che è passato sotto il controllo della città, dopo un fallimento «ordinato», resosi «necessario» nell’imminenza di due referendum che contestavano il surreale progetto di «rilancio». Obiettivo, evitare l’iniezione di milioni di contributi pubblici (comunali e cantonali) per mantenere in vita l’aeroporto. Arrivato il lockdown e la crisi del settore dell’aviazione correlata alla pandemia, a grande sorpresa ci si fa oggi sapere che l’aeroporto può contare su un numero di decolli simile a quelli di prima della pandemia. Pare proprio che la clientela dell’aeroporto, tutta una serie di privilegiati di vario genere che volano per gestire i propri affari, abbiano continuato a volare come prima e forse anche di più. Si dimentica che la presunta «buona salute» dello scalo è costata un enorme sacrificio alle lavoratrici e ai lavoratori che hanno quasi tutti perso il posto di lavoro. Basti qui ricordare che il personale è passato da una settantina di dipendenti a poco più di una decina.

Accantonato l’assurdo progetto di privatizzazione (dopo quello ancora più sciagurato di rilancio) l’unica alternativa rimane quella di una dismissione intelligente. L’area occupata dall’aeroporto è inserita in un territorio con un forte carico ambientale: oltre al traffico sempre più intenso, nella zona vi è stata una proliferazione di insediamenti industriali e commerciali anche di grandi dimensioni. Le attuali emissioni causate dal traffico aeroportuale (di ogni genere) concorrono a peggiorare il carico ambientale.

La dismissione dovrà essere accompagnata da un ripensamento per una nuova vita di questo territorio occupato oggi dall’aeroporto; ad esempio, diventando in gran parte una zona di svago, rinaturata, accessibile a tutta la comunità. Sarebbe una boccata d’ossigeno (in tutti i sensi) per tutti gli abitanti di questa regione.

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