Le mutazioni climatiche e la battaglia di Greta

L’OPINIONE

La risposta del consigliere di Stato Manuele Bertoli a Tito Tettamanti

Le mutazioni climatiche e la battaglia di Greta

Le mutazioni climatiche e la battaglia di Greta

Tito Tettamanti, con tono un po’ troppo sicuro di sé e largamente paternalista (se non bisnonnista), ha scritto venerdì scorso della giovane Greta Thunberg, relativizzando in maniera preoccupante la fondatezza delle ragioni che stanno spingendo migliaia di giovani in tutto il mondo ad impegnarsi per un chiaro cambiamento di rotta nell’affrontare le mutazioni climatiche. Tettamanti definisce «ideologica e non scientifica» la tesi secondo cui siamo alla vigilia di una catastrofe ambientale annunciata, invitando Greta a diffidare da «studi effettuati e statistiche lette con gli occhiali del pregiudizio ideologico». Peccato lo faccia mostrando con stupefacente faciloneria proprio quel palese pregiudizio ideologico che invita a non seguire. Un pregiudizio che lo spinge addirittura a sminuire la fondatezza di dati oggettivi, scientificamente solidi, scimmiottando il preoccupante relativismo trumpiano a fronte di un problema di assoluta importanza, perlomeno se si ritiene che il mantenimento di una vita dignitosa sul nostro pianeta sia un obiettivo condivisibile.

Tettamanti ricorda che Karl Popper ci ha insegnato che ogni scoperta scientifica vale sino a prova del contrario, quasi a voler suggerire che anche se oggi la scienza indica inequivocabilmente che esiste un problema possiamo tranquillamente ignorarlo perché tanto forse questa indicazione in futuro verrà smentita. Questo tipo di ragionamento è evidentemente assurdo, perché ci spinge a un’inazione procrastinatrice anziché a promuovere una virtuosa proattività, perlomeno cautelativa, che è dovere della politica mettere in atto in ogni ambito se si intende tutelare la collettività degli umani, cercando di anticipare le soluzioni ai problemi che la possono affliggere. Soprattutto quando i problemi sono seri e richiedono interventi celeri.

Ed è proprio per scuotere e svegliare le persone come Tito Tettamanti, che preferiscono restare assopite nel loro confortevole bozzolo di presunta intoccabilità e indifferenza verso i problemi che subiranno «solo» le prossime generazioni, che l’azione pubblica dei giovani è un atto positivo. Per affrontare un problema di questa portata occorre l’intervento e la consapevolezza di tutti, quelli che si sono già accorti di quanto potrebbe succedere e quelli che per ora temporeggiano o fanno finta di nulla. Affinché Greta e gli altri giovani comprensibilmente preoccupati per il loro futuro possano ritrovare il loro sorriso, i sogni, l’ottimismo e le speranze, non servono auguri, ma azioni concrete da parte di chi oggi le può mettere in atto, anche nel nostro cantone. Se ne avete l’occasione guardate il film Una scomoda verità 2 di Bonni Cohen e Jon Shenk (2017) e informatevi badando all’attendibilità delle fonti: forse ciò contribuirà a far schiudere il confortevole bozzolo nel quale come società ancora viviamo e a farci sentire l’assordante fragore verso il quale ci condurrà ineluttabilmente il fiume sul quale galleggiamo inerti da troppo tempo se non cominciamo a remare rapidamente tutti assieme verso riva.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Opinioni
  • 1
  • 1