Occorre valorizzare e sfruttare al meglio le competenze di ogni singola professione sanitaria.

Il mondo socio-sanitario è cambiato velocemente negli ultimi anni e in particolare è cambiata la professione medica. I progressi della scienza e della tecnologia obbligano i medici ad una specializzazione estrema: ormai, per stare al passo, occorre essere esperti di un singolo sotto-ramo della medicina. A tirare le fila non c’è più “il dottore” che “sa tutto”, ma la capacità del sistema di gestire, in favore del paziente, reti complesse di conoscenze.

Dobbiamo quindi fare il lutto dall’immagine dell’infermiera vestita di bianco e con la croce rossa sul cappello che si rivolge all’unico uomo presente in corsia “mi scusi, signor dottore, come devo fare questa medicazione”?

Oggi gli infermieri e le infermiere che lavorano nei nostri ospedali, negli ambulatori e nei centri medici hanno un’elevata formazione superiore, anche di tipo universitario. Sono loro gli esperti in molti ambiti.

Come riconosciamo le competenze degli ingegneri SUPSI, anche le professioni infermieristiche vanno valorizzate e vanno affidate loro le giuste responsabilità. Liberando quindi i medici ai loro importanti compiti specialistici.

Attualmente, 11.700 posti di lavoro nelle cure infermieristiche non sono occupati ed entro il 2029 saranno necessari altre 70.000 nuove leve. Inoltre, quattro infermieri su dieci abbandonano prematuramente la loro professione. Le condizioni di lavoro di questa professione non attirano giovani e chi lavora in questo ambito, prima o poi è possibile che ceda. Dipendiamo quindi in maniera pericolosa dalla manodopera estera (sia per gli infermieri che per i medici, in realtà).

Sostenere l’iniziativa sulle cure infermieristiche, significa promuovere finalmente una formazione adeguata, riconoscere delle responsabilità adeguate alla preparazione acquisita, salari adeguati e condizioni di lavoro adeguati. Non sprechiamo queste competenze professionali indispensabili per la qualità di cura di tutti noi.

Il controprogetto è invece troppo debole e non permetterebbe di valorizzare come meritano le professioni sanitarie in modo che possano finalmente diventare una via professionale interessante e ambita per i nostri giovani. Anche a loro, gli applausi non bastano.

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