Nove metri e cinquanta sotto il livello zero per assistere alla partita del Lugano. Ogni posto a sedere costerà 10.000 franchi contro i 6.000 di Zurigo. A quella profondità il manto erboso non potrà che essere sintetico. Pier Tami, direttore delle Nazionali, non più di due settimane fa, ha dichiarato che se a Lugano si opterà per l’erba sintetica, la Nazionale di calcio non verrà più ad allenarsi. Il Rapporto sull’impatto ambientale elaborato dalla società Dionea SA per conto della Città di Lugano, prevede l’esportazione di circa 196.000m3 di materiale di scavo, di cui circa il 50% contenente arsenico, andrà portato in una discarica speciale. Il trasporto di tutto questo materiale avverrà tramite camion. Sono stati calcolati 25.000 viaggi Un andirivieni che comporterà grossissimi problemi fonici, atmosferici e un traffico paralizzato. Quanto al Palazzetto dello sport, si andrà in parte ancora più giù, -10,75m, a ridosso della falda freatica. Tutto per non fare ombra ai due colossi, impropriamente chiamati “torri“, alti 48m e lunghi 50m, nonché ai 4 palazzoni di nove piani ognuno, destinati all’abitativo. Questo enorme complesso edilizio consumerà 32.000m2 sui 60.000 dell’intera parcella, da sempre destinata solo alle attività sportive. La città, quindi, con il suo progetto, cederà più della metà di un bene pubblico ai partner privati, HRS e Crédit Suisse. Quale, la contropartita? Gli investitori si impegneranno a costruire stadio e palazzetto, ma gli oneri finanziari a carico della città, in 27 anni, comporteranno una spesa di 280 milioni di franchi. Dedotti i diritti di superficie (25 milioni), Lugano avrà speso al netto, per le sue infrastrutture sportive, 255 milioni. Una cifra sbalorditiva se si fa il paragone con le altre città svizzere che si sono dotate di strutture sportive analoghe. Alcune, come Neuchâtel, sono addirittura uscite a costi zero, altre, come Sciaffusa, con un onere pubblico di due milioni. Esempi virtuosi, molto eloquenti. Ma c’è di più. Uno dei due parallelepipedi giganti, verrà consegnato grezzo alla città. Andranno spesi altri 15 milioni per renderlo abitabile. Lo occuperanno solo in minima parte, data l’ampiezza dell’immobile, 113 dipendenti dell’amministrazione comunale, oggi attivi in via della Posta 8, palazzo storico del comune in centro città. E quale la sorte di via della Posta 8? Stando alle intenzioni del municipio, il palazzo verrebbe trasformato in appartamenti. Cento famiglie animerebbero il centro storico, così si dice a palazzo. Costo preventivato: 30 milioni. Una soluzione ritenuta da addetti ai lavori, improponibile. Anche la polizia comunale dovrebbe lasciare l’attuale sede di via Beltramina per insediarsi a Cornaredo. Pretesto? Aumento esponenziale degli effettivi nei prossimi anni, prontamente rientrato. Il responsabile della Cassa pensione dei dipendenti comunali si dice disposto, se necessario, a concedere ulteriori spazi nella sede esistente, dove, tra l’altro, sono state fatte recentemente migliorie importanti e costose. In caso di partenza per Cornaredo, invece, ci sarebbe la perdita di un milione all’anno d’affitto. Perdono i dipendenti del comune, guadagna il Crédit Suisse. Veniamo al Maglio. Con la speculazione privata sul terreno di Cornaredo verrebbero a mancare almeno tre campi di allenamento e tanto verde. Si farebbero lassù, nei pressi della Stampa. Per molti cittadini si tratta di una soluzione sbrigativa per nulla convincente, dal costo spropositato di 40 milioni di franchi. Per concludere: non è vero che chi vota no al Polo Sportivo e degli eventi non ha capito un tubo. Forse ha capito invece che è possibile realizzare, in tempi brevi, stadio e palazzetto, ma commisurati alle vere esigenze della nostra città che non è una metropoli. Per fortuna!

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