Un aspetto centrale del progetto del PSE sta nel suo proporsi come ricucitura dell’intero tessuto cittadino attraverso l’integrazione di aree poco valorizzate in un contesto urbano che riconosca pari dignità a tutte le sue componenti. Lugano ha ambienti socio-territoriali complessi e diversificati: ha un centro che è il cuore della vita amministrativa ed è sede di numerosi servizi pubblici e privati; ha periferie paesaggisticamente privilegiate e perciò divenute aree di residenza per una fascia alta delle stratificazione sociale cittadina; ha zone senza destinazioni funzionali specifiche, a volte caratterizzate da contenuti marginali e difficili (cimiteri, carceri, alloggi per persone socialmente fragili ecc.), che sono tipicamente, e non certo solo a Lugano, collocate in genere proprio nelle zone periferiche. Il PSE è pensato per essere un centro di aggregazione per l’ampia area territoriale che vi si riferisce: grazie ai suoi contenuti diversificati, e non solo a quelli sportivi, esso ridefinisce un territorio oggi caratterizzato da quel senso di incompiutezza e quindi provvisorietà che caratterizza anche a Lugano le periferie urbane non privilegiate. Il PSE è una proposta integrale e integrata per risolvere questa incompiutezza, rinsaldare il tessuto urbano ma anche quello sociale, ponendo quest’area in costante dialettica, con pari dignità, con le altre realtà cittadine. Con pari dignità: perché il bello può essere creato anche a beneficio di chi fino a oggi non ne ha fatta esperienza o ne ha fatta solo in parte perché non favorito per stato naturale o per precisa scelta culturale e politica, che ha preferito privilegiare (vedi LAC) altre aree socio-territoriali. Il polo è un segno di questa bellezza: questo quartiere lo merita, questa città può e deve poterlo realizzare.

Per questa ragione sostengo un Polo completo di tutte le componenti previste, che danno sostanza a una presenza costante di movimento e di vita, non solo circoscritta alle pur vivaci manifestazioni sportive o ai singoli eventi; una dinamicizzazione dello spazio e dello spazio sociale - che è possibile raggiungere unicamente realizzando anche gli stabili amministrativi e quelli residenziali - che permetterà a questa area di trovare una sua identità e una dialettica nuova con tutta la città, vivificando e valorizzando capacità e potenziali non ancora sufficientemente espressi, favorendo l’osmosi sociale, lo scambio tra le diversità che fanno ricca in capitale umano questa nostra bella città. I fruttivendoli ‘d’élite’ (affittuari o meno degli avversari del Polo) e i ritrovi del centro città non soffriranno il Polo: che ne beneficino piccoli commerci e punti di ristoro di questa area a oggi poco curata credo sia un bene per tutti e per gli equilibri di tutta la città e di chi la vive; un’intera città che dall’integrazione socio-territoriale favorita dal PSE non potrà che trarre vantaggio.

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