A Bellinzona i palazzi crescono come funghi anche se il tasso di sfitto è alto come non mai. Quando si parla della crescente cementificazione viene spesso argomentato che non si può fare niente a livello comunale perché a causa della crisi finanziaria l’investimento in ambito edilizio è l’unica soluzione ancora redditizia per le casse pensioni. Per questo motivo, fintanto che la situazione sulla piazza finanziaria rimarrà tale, si investirà nell’edilizia.

Ma questa è solo metà della verità. Se vi fosse la volontà, la politica potrebbe fare molto per impedire questa cementificazione sfrenata. Il problema è che i municipali sembrano non avere nessun interesse per una pianificazione territoriale sostenibile.

Invece di impegnarsi per ridurre le zone edificabili attuali sovradimensionate con un piano regolatore unificato per il Comune aggregato, si coglie ogni occasione possibile per proporre un cambio di destinazione per poter costruire dove non sarebbe permesso.

Con la politica attuale non appena si parla di posti di lavoro, il piano regolatore passa in secondo piano. Come se questo argomento giustificherebbe il fatto di non considerare soluzioni territoriali sostenibili.

È ancora viva nella nostra memoria la proposta di variante di piano regolatore per rendere edificabile il comparto di Pratocarasso, per fortuna bocciata dalla popolazione. Oppure del nuovo stabile IRB per il quale ci è voluto un cambiamento di destinazione del mappale da zona di svago a zona edificabile: non ci si è neanche impegnati a cercare una soluzione alternativa per l’ubicazione.

O ancora c’è chi sicuramente si ricorda dei due terreni a ridosso di via Tatti: pure il Consiglio di Stato non riteneva legittimo rendere edificabile questi due terreni e al Municipio non veniva nient’altro in mente che fare ricorso fino addirittura al Tribunale federale contro questa decisione.

Ma ci sono esempi ancora più recenti. Il caso delle officine FFS di Bellinzona: ancora oggi non è chiaro come mai non si può mantenere l’ubicazione attuale oppure perché non possono essere adoperati i terreni industriali della ex Monteforno a Bodio ma si devono sacrificare spazi verdi ed effettuare un cambio di destinazione a una zona agricola di Castione.

Infine, il nuovo ospedale in zona Saleggi. Perché si sceglie questo terreno verde scomodo da raggiungere con i mezzi pubblici e che peraltro va a generare nuovo traffico laddove lo si intende togliere con l’avvento del nuovo semisvincolo? Non c’è veramente da nessun’altra parte un terreno idoneo per un tale edificio?

Se vogliamo meno cemento dobbiamo ridurre le zone edificabili e smettere con questa tattica delle fette di salame che frammenta il territorio e riduce le superfici verdi del territorio cittadino.

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