La pandemia mette in ginocchio l’economia, perché l’economia globalizzata è vulnerabile a livello globale. Anche le perdite umane sono state di estensione planetaria.

Ma sappiamo che questo virus non è una novità, è «solo» una nuova versione, più letale e performante. Una tra diverse epidemie che – con un candore disarmante – si chiamano con il proprio nome di origine: la suina, l’aviaria. Provenienti da allevamenti industriali di animali da macello, carne a buon mercato, dove il virus ha fatto il salto all’umano.

Sappiamo che con il nostro modo di vita e consumo stiamo distruggendo gli equilibri naturali, sociali ed economici.

Ma noi vogliamo comprare la carne a prezzi che sarebbero impossibili con salari svizzeri e condizioni di vita dignitose per polli e maiali. Ogni stagione vogliamo un nuovo guardaroba, con salari del Bangladesh. Vogliamo essere liberi. Magari critichiamo qualche riccone, scuotiamo la testa e borbottiamo «il dio denaro...» ma intanto scegliamo roba che viene dall’altro lato del mondo prodotta in condizioni inaccettabili. Perché costa meno.

La zanzara tigre non è arrivata qui volando sulle sue ali, ma nei trasporti sempre più frequenti e veloci. I voli passeggeri ci mettono il loro: se per pochi soldi puoi recarti a fare shopping a New York o un bagno in Thailandia, come fai a contenere il propagarsi di malattie?

Siamo in emergenza. I governi e la società stanno reagendo con misure mai viste in tempo di pace. Chi se lo poteva immaginare che gli aerei restassero a terra? Che tutti girassero con una maschera? Che interi settori di produzione si fermassero? Per arginare una malattia l’abbiamo accettato.

Ma agire sull’origine di queste epidemie? Io non ho visto divieti di importare carne dalle fabbriche disgustose dove i maiali vengono stipati uno sopra l’altro, dove le galline si calpestano a morte. Colletti di pelliccia che sappiamo provenire da situazioni dove – per molteplici ragioni – il passaggio di un virus da animale a umano è facilitato.

E non vedo nemmeno interventi a tappeto per migliorare la salute della popolazione, per rafforzarne le difese immunitarie, per ridurre l’inquinamento.

Va bene le misure di emergenza, mascherine e vaccinazione. Ma che parallelamente alle cure, si agisca sulla prevenzione! Che si agisca per eliminare le cause di questa e delle future pandemie! Se l’unica misura sanitaria rimane la vaccinazione, andremo incontro a dosi infinite. Come medicare le fiacche ai piedi senza togliere il sassolino dalla scarpa.

(La pandemia ci ha portato anche cose buone. Quando si parla di misure per affrontare il cambiamento climatico, nessuno potrà più dire «non si può fare». Abbiamo paralizzato il sistema per arginare una malattia che – nel caso peggiore – uccideva una parte dell’umanità. Certo lo potremo fare – in modo programmato, mirato, ragionato – per evitare una catastrofe che finirebbe la vita umana sul Pianeta).

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