Dicembre 2020. Apertura del traforo del Monte Ceneri. Un sogno per la mobilità tutta del Cantone, soprattutto da Locarno a Chiasso. Fervono i preparativi, il sipario sta per alzarsi, si lancia il conto alla rovescia, si presentano progetti. Bei progetti legati al concetto di economia e cultura. Tutto bello. Tutto bene. Eppure no. Non sembra davvero essere così. Anche allo spettatore più distratto sarà balzato all’occhio l’assenza in tutti questi eventi e presentazioni del Mendrisiotto. Né Chiasso né Mendrisio sono parte dei festeggiamenti (e non per scelta) come dire che quel tunnel – tanto atteso – che accorcerà i tempi di percorrenza resterà una cosa per pochi. Già, lo ha scritto anche il Cantone nel suo comunicato stampa annunciando il progetto «Economia e cultura» legato proprio al Monte Ceneri; con questo nuovo traforo si dimezzeranno «i tempi di percorrenza tra i tre principali centri urbani – Bellinzona, Locarno e Lugano – si concretizzerà di fatto la nascita della Città Ticino». Eventi culturali nelle tre «principali» città del cantone e con solo qualche sparuto sostegno in questo ambito a un territorio, quello momò, dove la cultura vanta un’offerta invidiabile e di una qualità che non ha nulla da invidiare al resto del Cantone. Spiace. Anche ai nostri attori culturali questa possibilità sarebbe stata un fattore di crescita e di stimolo. E lo dico da persona che nella mobilità crede. Da pendolare che tutti i giorni si sposta verso Bellinzona. Da professionista che quando venne inaugurata la stazione di Bellinzona con una collega poté beneficiare del sostegno alla realizzazione di un progetto culturale proprio legato all’avvento della ferrovia nel capoluogo cantonale. E così nasce forte la sensazione, che è anche una realtà, che da dicembre resteremo almeno in parte «seduti in stazione a guardare il treno passare». Sicuramente non il TiLo, su quello saliremo e pure lui ci porterà attraverso il nuovo traforo verso nord, ma i treni veloci, quelli diretti, quelli che faranno la differenza sulla mobilità, quelli li vedremo passare o forse nemmeno. E senza una valida offerta di qualità attraverso il trasporto pubblico ancora troppo poco utilizzato, resteremo giù, nel sud del Cantone, con i nostri problemi di traffico che sono anche importante conseguenza di chi per lavoro si sposta più a nord. Come Mendrisio dobbiamo far sentire la nostra voce. Come Mendrisiotto fare fronte compatto e chiedere che i treni si fermino. I dati di Chiasso non sono più quelli di un tempo, ma possiamo mostrare quelli relativi ai passeggeri che ogni giorno transitano dalla stazione di Mendrisio, centro e snodo viario, far capire la necessità e l’opportunità. Mostrare il potenziale. Chiedere di essere ascoltati. Nell’attesa intanto di sicuro vedremo i treni passare. Sta ora a noi trovare le strategie per riuscire anche a salirci.

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