Con l’avvicinarsi delle elezioni comunali del 5 aprile, ci viene spontaneo cominciare a riflettere sul tipo di cambiamento che vorremmo per il nostro Comune, così da poter poi scegliere le candidate e i candidati che meglio potrebbero rappresentarci e portare a buon fine i nostri obiettivi. Ad «aiutarci» nella nostra scelta ci sono i vari programmi politici e gli slogan che le diverse liste ci propongono, ma c’è anche la disponibilità (o la possibilità) di certe candidate e certi candidati a farsi conoscere.

Personalmente, tra i diversi obiettivi che mi sono posta per il mio Comune c’è quello di un’equa rappresentanza di uomini e donne sia in Consiglio comunale sia in Municipio. Un maggior numero di donne all’interno di questi consessi non porterebbe infatti solo a una maggior sensibilità riguardo a temi di politica paritaria, ma farebbe avvicinare di più anche le donne, cioè il 51% della popolazione, alla politica comunale, sfatando il mito che la politica non sia una cosa per donne.

Il problema è che se dovessi guardare tra i nomi delle varie liste e soprattutto sfogliare i giornali, seguire i dibattiti elettorali o curiosare nei social media non mi verrebbe affatto spontaneo fare una scelta paritaria. Questo perché la maggior parte delle liste (e soprattutto certe liste) ancora una volta pullulano di nomi maschili a discapito di quelli femminili e la visibilità mediatica non fa che sottolineare questo disequilibrio. Ciò succede non perché di donne altrettanto competenti e capaci quanto gli uomini non ce ne siano abbastanza ma perché da un lato manca ancora la sensibilità (o la voglia) dei partiti e dei media di valorizzare le candidature femminili e dall’altro un’ingiusta spartizione dei lavori domestici e di cura tra uomini e donne. Si continua a far sì che le donne rispetto agli uomini non abbiano lo stesso tempo prima per candidarsi e poi per farsi conoscere.

Esiste quindi una spirale che scoraggia le donne ad accedere alle cariche che per molto tempo sono state concesse solo agli uomini e per uscirne non basta aspettare che donne coraggiose e multitasking spezzino la «normalità patriarcale» ma ci vogliono una volontà e una solidarietà collettive. Quindi, se anche voi credete che sia giusto dar voce all’altra metà della popolazione, siate solidali con le poche e spesso poco visibili candidate sostenendole più che mai affinché anche negli organi legislativi ed esecutivi dei vostri Comuni ci sia un effettivo e giusto spazio per le donne e affinché la spirale patriarcale cominci a spezzarsi.

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